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“IL MENU’ DEI PROMESSI SPOSI” CONQUISTA LA CASA MANZONI: ALLA SCOPERTA DELLA CUCINA AI TEMPI DI ALESSANDRO MANZONI

“IL MENU’ DEI PROMESSI SPOSI” CONQUISTA LA CASA MANZONI: ALLA SCOPERTA DELLA CUCINA AI TEMPI DI ALESSANDRO MANZONI

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LECCO, 22 ottobre 2026 – Presentato a Milano il volume curato da Mauro Rossetto, che esplora il legame tra letteratura, storia dell’alimentazione e tradizione enogastronomica lombarda. Con lui gli studiosi Pierantonio Frare e Jone Riva. Le conclusioni affidate a Mauro Novelli, presidente del Centro Studi Manzoniani.

La cucina come chiave di lettura della storia, della società e persino della letteratura. È questo il filo conduttore de “Il menu dei Promessi Sposi”, il volume edito da Correlazioni e presentato nella serata di ieri alla Casa Manzoni di Milano, in via Morone 1.

L’opera nasce da un’idea di Mauro Rossetto, già direttore del Museo Manzoniano di Lecco e del Sistema Museale Urbano Lecchese, che ha scelto di indagare un aspetto meno conosciuto dell’universo di Alessandro Manzoni: il rapporto con il cibo, la cucina lombarda e la cultura enogastronomica.

Alla presentazione, moderata dall’editore Giorgio Cortella, sono intervenuti lo stesso Rossetto, Pierantonio Frare, docente di Letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano e condirettore della Rivista di studi manzoniani, e Jone Riva, per anni figura di riferimento del Centro Nazionale di Studi Manzoniani. A concludere l’incontro è stato Mauro Novelli, presidente del Centro Studi Manzoniani.

Nei Promessi Sposi il cibo racconta la vita degli umili

Al centro del volume c’è l’idea che l’opera manzoniana possa offrire preziose testimonianze sulla cultura materiale e sulle abitudini alimentari del passato. Un patrimonio che, intrecciato con le fonti linguistiche, le opere d’arte e le tradizioni gastronomiche ancora presenti sul territorio, permette di ricostruire aspetti della vita quotidiana altrimenti difficili da documentare.

«La storia della cucina popolare è difficile da ricostruire sulla base di fonti attendibili», ha spiegato Mauro Rossetto durante l’incontro, evidenziando le difficoltà legate alla trasmissione orale delle tradizioni e alla scarsità di documentazione scritta affidabile.

In questo contesto, I promessi sposi diventano una fonte preziosa per esplorare alimenti, consuetudini e modelli di consumo, restituendo uno spaccato della società lombarda del tempo. Il cibo, nel romanzo, non è soltanto un elemento narrativo, ma anche uno strumento per comprendere le condizioni materiali dell’esistenza.

Dai cibi di Renzo alla passione di Manzoni per il vino

Nel volume Rossetto firma due saggi che approfondiscono altrettanti aspetti del rapporto tra lo scrittore e la cultura alimentare.

Il primo è dedicato al ruolo di Manzoni come testimone della cucina milanese e lombarda. Attraverso un repertorio ragionato, il curatore ricostruisce i modelli alimentari e i cibi che attraversano l’universo manzoniano, dai personaggi del romanzo fino alla dimensione privata dell’autore, noto anche come Don Lisander.

Il secondo contributo si concentra invece sul legame tra Manzoni, la viticoltura e l’enologia, ambiti che rappresentarono due interessi personali coltivati nel corso della sua vita.

Un percorso che amplia lo sguardo sul grande scrittore, avvicinandolo alla quotidianità e alle tradizioni di un territorio in cui gastronomia, storia e identità culturale continuano a intrecciarsi.

La fame e la ricerca di giustizia nella lettura di Frare

Nel suo intervento, Pierantonio Frare ha posto l’accento sul significato letterario e sociale della presenza del cibo nei Promessi Sposi. L’attenzione di Manzoni alle questioni alimentari contribuisce infatti a mettere in luce le difficoltà quotidiane delle classi popolari, costrette a confrontarsi con la ricerca del pane e con il bisogno di giustizia.

La dimensione gastronomica si lega così a quella sociale: attraverso la fame, la povertà e la disponibilità delle risorse emerge la condizione degli umili, uno dei temi centrali dell’opera manzoniana.

La tavola di Casa Manzoni tra sobrietà e vita familiare

A offrire uno sguardo più intimo sulla quotidianità dello scrittore è stata Jone Riva, che ha ricostruito le abitudini alimentari della famiglia Manzoni attraverso lo spoglio delle lettere di Enrichetta e Teresa.

La seconda moglie dello scrittore, Teresa Borri, raccontava nelle lettere quotidiane al figlio Stefano ciò che veniva servito a tavola: dal brodo di gallina vecchia al manzo magro, dal riso all’“ovo affrittellato”, fino al pesce persico del lago Maggiore, da lei definito «il re» dei persici.

Dettagli apparentemente semplici, ma capaci di restituire un’immagine concreta della vita domestica e dei gusti della famiglia. Ne emerge una cucina quotidiana improntata alla semplicità e alla sobrietà, in sintonia con lo stile di vita dei Manzoni.

Un volume tra ricerca storica e patrimonio iconografico

A chiudere la presentazione è stato Mauro Novelli, presidente del Centro Studi Manzoniani, che ha sottolineato l’originalità dell’opera e il valore del ricco apparato iconografico che accompagna il testo.

“Il menu dei Promessi Sposi” si propone così come un percorso tra letteratura e cultura gastronomica, capace di riportare alla luce sapori, abitudini e tradizioni e di mostrare come, anche attraverso la tavola, sia possibile leggere la storia di un’epoca e comprendere più a fondo il mondo di Alessandro Manzoni.

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