PONTE DEI MINATORI, INAUGURAZIONE TRA FINE SETTEMBRE E INIZIO OTTOBRE. MA DOPO?


Il ponte, largo 1,20 metri, permetterà ad abitanti della valle e turisti di percorrere l’intera distanza tra le due montagne senza imbragatura, ammirando la vallata sottostante e il panorama circostante da un’altezza che, nel punto di massima profondità della valle, raggiunge circa 200 metri.
Il Ponte dei Minatori è il fulcro di un ambizioso piano di valorizzazione territoriale, il cui obiettivo è chiaro: far rivivere il borgo di Lentrée, dopo il recupero dello storico Sentiero dei Minatori già avvenuto negli scorsi anni, e trasformare il patrimonio minerario della valle in una risorsa turistica contemporanea. Il nome del ponte è un omaggio al sacrificio di tutti gli abitanti della valle che, tra quelle montagne, hanno costruito nel tempo la propria storia locale, fatta di lavoro, fede e tradizioni.
Un punto di partenza per la valorizzazione di questo importante patrimonio locale, spesso poco conosciuto e apprezzato, è stato l’inaugurazione del Museo Cantar di Pietra (situato sempre a Tremenico) il 5 febbraio 2020, giorno della festa patronale di Sant’Agata. Il museo raccoglie, con un approccio moderno e multidisciplinare, il patrimonio materiale e immateriale dell’intera valle: dalle feste patronali al carnevale, fino al lavoro nella vicina miniera di feldspato, rimasta a lungo di proprietà della società milanese Richard-Ginori.
Il percorso culturale intrapreso con il museo era stato preceduto, nel 2019, dalla visita dell’allora assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, alle miniere di Lentrée. In quell’occasione, il sindaco di Valvarrone Luca Buzzella e il geologo Cristian Adamoli annunciarono la possibile costruzione di un ponte tibetano e la riqualificazione di una parte dismessa delle miniere, con l’obiettivo di renderle visitabili a fini turistici. Ora il ponte sta diventando realtà .
Resta invece ancora incerto il futuro della riqualificazione della miniera. L’intervento sarebbe dovuto avvenire grazie a un finanziamento approvato da Regione Lombardia e sostenuto da fondi della Comunità Montana della Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, ma il fallimento e la successiva liquidazione della società proprietaria, che avrebbe dovuto farsi carico anche della messa in sicurezza ambientale, hanno bloccato l’iter.
L’inaugurazione del ponte tibetano dovrebbe avvenire tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, anche se il giorno esatto non è ancora stato definito. Si tratta di un’opera attesa e capace di destare forte curiosità . Secondo costruttori e amministratori, il ponte avrà il compito di rilanciare una vallata della provincia di Lecco spesso considerata secondaria rispetto a Valsassina e Valtellina, offrendo nuove prospettive per una riqualificazione turistica ed economica negli anni a venire.
Restano comunque aperte diverse sfide e interrogativi.Si tratta di questioni che assumono particolare rilevanza alla luce della conformazione del territorio valvarronese e della possibilità che il nuovo ponte generi un significativo incremento delle presenze turistiche, con il rischio, in caso di flussi particolarmente elevati, di fenomeni riconducibili al cosiddetto overtourism. Sarà dunque il tempo a dire se l’opera riuscirà a produrre un effetto positivo e duraturo sulla valle, senza determinare al contempo criticità legate alla pressione turistica.