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LECCO, LA RETE ANTIFASCISTA DENUNCIA UNA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE: “SI VUOLE SCORAGGIARE IL DISSENSO”

LECCO, LA RETE ANTIFASCISTA DENUNCIA UNA CAMPAGNA DI DISINFORMAZIONE: “SI VUOLE SCORAGGIARE IL DISSENSO”

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LECCO, 21 ottobre 2026 – In un comunicato diffuso il 20 ottobre, l’organizzazione critica la narrazione mediatica sulle proteste e contesta la diffusione di messaggi allarmistici legati alla mobilitazione annunciata in cittĂ . Nel mirino anche le politiche sulla sicurezza e la gestione del disagio giovanile.

Il clima attorno alle manifestazioni delle ultime settimane, le condizioni economiche delle nuove generazioni e il rischio di una crescente criminalizzazione del dissenso. Sono questi i temi al centro del comunicato diffuso il 20 ottobre dalla Rete Antifascista Lecchese, che interviene sulle proteste in corso in diverse cittĂ  italiane e sulla mobilitazione annunciata a Lecco.

Nel documento, l’organizzazione critica quella che considera una narrazione mediatica e politica eccessivamente concentrata sugli episodi di violenza, sugli scontri e sulla presenza di presunti infiltrati, a scapito delle ragioni sociali ed economiche che spingono le persone a manifestare.

Secondo la Rete, questa rappresentazione rischierebbe di ridurre le proteste a una questione di ordine pubblico, trascurando le preoccupazioni legate al costo della vita, agli affitti, alla stagnazione dei salari e all’incertezza occupazionale.

Carovita, precarietĂ  e futuro dei giovani

Una parte significativa del comunicato è dedicata alle difficoltà che, secondo l’organizzazione, gravano in particolare sulle nuove generazioni. L’aumento dei canoni di locazione, il rincaro dei prezzi, la difficoltà di ottenere retribuzioni adeguate e le conseguenze della crisi climatica vengono indicati come fattori che alimentano insicurezza e malcontento.

La Rete richiama inoltre i possibili effetti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e il suo impiego nei conflitti armati, inserendo queste questioni in una critica più ampia alle scelte dei governi.

Nel documento viene contestata anche la tendenza, attribuita a una parte del dibattito politico, a concentrare l’attenzione sui fenomeni di marginalità e sull’immigrazione anziché affrontare le cause strutturali del disagio sociale.

Per la Rete Antifascista Lecchese, sostenere che le manifestazioni siano prive di contenuti politici significa ignorare le motivazioni che animano una parte dei partecipanti e sottovalutare la richiesta di cambiamento espressa dai giovani.

La critica alle politiche sulla sicurezza

Il comunicato dedica ampio spazio anche alle misure di ordine pubblico e alle politiche di sicurezza adottate negli ultimi anni. L’organizzazione denuncia un progressivo restringimento degli spazi di dissenso, richiamando gli sgomberi di centri sociali, le sanzioni amministrative, i procedimenti giudiziari e gli interventi delle forze dell’ordine nei confronti di chi partecipa a iniziative di protesta.

La Rete contesta inoltre l’orientamento verso nuove misure repressive, sostenendo che la risposta istituzionale al malcontento dovrebbe partire dall’ascolto delle rivendicazioni sociali e dall’analisi delle cause del disagio, anziché concentrarsi prevalentemente sul controllo del territorio.

Si tratta di una lettura politica esplicitamente espressa dall’organizzazione, che interpreta il rafforzamento delle misure di sicurezza come un possibile ostacolo alla partecipazione e alla libera manifestazione del dissenso.

L’allarme sui messaggi circolati a Lecco

Il passaggio più direttamente legato alla città riguarda la mobilitazione annunciata per martedì 20 ottobre. Secondo la Rete Antifascista Lecchese, nelle ore successive alla diffusione dell’appello sarebbero circolati sui social messaggi allarmistici relativi a presunti episodi di violenza sessuale di massa e a possibili occupazioni di istituti scolastici.

L’organizzazione considera questi contenuti una forma di intimidazione volta a scoraggiare la partecipazione, denunciando l’utilizzo della paura delle donne e del timore per la sicurezza degli studenti come strumenti per delegittimare le proteste.

Il comunicato collega inoltre la diffusione di questi messaggi a un piĂą ampio fenomeno di disinformazione online, che, secondo la Rete, starebbe interessando diverse cittĂ  italiane.

Le accuse contenute nel documento richiedono tuttavia riscontri indipendenti per accertare l’origine dei messaggi, la loro effettiva diffusione e l’eventuale collegamento con tentativi deliberati di ostacolare la mobilitazione.

«Condanniamo ogni tentativo di seminare panico»

Nel testo, la Rete descrive Lecco come una città fortemente condizionata dalla presenza delle forze dell’ordine e dei mezzi impiegati per presidiare il territorio. L’organizzazione contesta quella che definisce una crescente militarizzazione degli spazi pubblici e ritiene che la diffusione di allarmi non verificati possa contribuire ad alimentare un clima di insicurezza.

La posizione espressa nel comunicato si conclude con una ferma condanna dei tentativi di diffondere paura allo scopo, secondo l’organizzazione, di dissuadere i cittadini dal manifestare il proprio dissenso.

Il documento, datato Lecco 20 ottobre 2026, si chiude con un richiamo alle mobilitazioni dell’autunno e alle prospettive di protesta sociale, sintetizzato nello slogan: «A questo autunno caldo e al suo vento di rivolta».

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