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CORONAVIRUS, 6 CASI IN LOMBARDIA. RAVIZZA (OMCEO): NO AL PANICO. ABBIAMO GLI STRUMENTI PER AFFRONTARLO.

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Lecco, 21 febbraio 2020. Il nuovo Coronavirus spaventa l’Italia e soprattutto la Lombardia: l’assessore al Welfare della nostra regione, Giulio Gallera, ha comunicato quest’oggi che sono 6 i casi di positività al virus registrati sul territorio lombardo, in particolar modo nella zona del lodigiano. Il cosiddetto ‘paziente zero’ da cui si sarebbe sprigionato il contagio nella nostra Regione è un manager di una società di Fiorenzuola d’Arda, nel piacentino, rientrato dalla Cina a fine gennaio: l’uomo, tuttavia, non ha mai manifestato i sintomi del virus ad eccezione di una giornata in cui avrebbe presentato lievi sintomi influenza. Da un incontro con quest’ultimo sarebbe rimasto contagiato un suo collega, un 38enne residente a Codogno e nato a Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi, ricoverato da mercoledì sera all’ospedale di Codogno. Positiva ai test anche la moglie del trentottenne, una donna incinta all’ottavo mese. Le altre tre persone contagiate sono arrivate all’ospedale di Codogno nella notte con un quadro clinico di polmonite. L’accesso all’ospedale di Codogno è da questa mattina sbarrato per ovvie ragioni di sicurezza e ai cittadini di Codogno, Casalpusterlengo e Castiglione d’Adda è stato chiesto di rimanere in casa.
 
LE VALUTAZIONI  E I CONSIGLI DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DI LECCO
Se già l’allarmismo nei confronti del nuovo Coronavirus si era sprigionato in Italia anche prima che venissero riscontrati effettivi casi di contagio nel nostro Paese, a partire da oggi il rischio è di incorrere in una vera e propria fobia da contagio. Rispetto a ciò, il presidente dell’Ordine dei Medici (Omceo) di Lecco, dott. Pierfranco Ravizza, si è espresso in maniera molto decisa: “Non cadiamo nell’isteria collettiva. E’ vero, il virus si sta dimostrando più forte di ciò che pensavamo e viaggia in maniera molto rapida, ma abbiamo gli strumenti per difenderci”.
“Nel mondo globalizzato in cui viviamo – riflette Ravizza – è chiaro che nessuno può dirsi al sicuro da questo genere di pericoli: le persone circolano in continuazione, i virus circolano, e in una rete così complessa bisognerebbe vivere in una bolla isolata senza alcun contatto con l’esterno per potersi considerare sempre al sicuro. Il panico è quindi completamente inutile, ma possiamo invece seguire alcuni buoni comportamenti per ridurre il rischio di contagio, come lavarci le mani spesso, prestare attenzione a non portarci le mani alla bocca, e informarci circa la provenienza delle persone con cui veniamo in contatto”.
Il dott. Ravizza lancia infine un messaggio rassicurante: “Le buone notizie ci sono: il virus è stato isolato, abbiamo strumenti identificativi immediati e siamo in possesso dei mezzi più avanzati per curarlo, (ossia quelli per curare l’insufficienza respiratori). Inoltre non è assolutamente detto che l’evoluzione del quadro clinico della persona che entra in contatto con il virus debba essere necessariamente tragica: abbiamo buone possibilità di guarigione nelle persone non debilitate per altri motivi”.
 
 

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