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CARLO MAURI: LE MONTAGNE, I VIAGGI, L’UOMO E L’ILIZAROV

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Alpinista, esploratore, fotografo, reporter, viaggiatore: tutto questo è stato Carlo Mauri e a lui la Città di Lecco dedica una mostra a Palazzo delle Paure in occasione del 40mo anniversario dalla sua scomparsa.

 

A ricordarlo anche il sindaco Mauro Gattinoni: “Ma tra le tante imprese eroiche vissute in ogni angolo del mondo, a dorso di cammello o sulle onde dell’oceano, in Antartide o sulle vette della Patagonia, ad accogliere il visitatore all’ingresso dell’esposizione vi sarà… la scultura di una tibia. Gigante. D’acciaio. Alta tre metri e mezzo. Ingabbiata in un gigantesco sistema ortopedico “Ilizarof” dal peso complessivo di oltre mezza tonnellata. La manifestazione di un handicap, di un limite.

 

La mostra che il Comune, d’accordo con la famiglia Mauri, ha voluto realizzare propone, infatti, un taglio differente: non vuole solo celebrare il grande Carlo Mauri, ma vuole interrogarci, tramite Carlo Mauri, sul senso più profondo del limite. Un suo limite fisico, un limite dovuto a una frattura a una gamba, un limite che lo ha fatto penare per anni ma che tuttavia non lo ha mai arrestato.

 

Un limite, un’imperfezione evidente e sofferta che rende umano il mito. E per questo lo avvicina e interroga ciascuno di noi: perché ciascuno di noi ha i propri limiti di cui forse ci vergogniamo, o dei difetti da nascondere di fronte a un mondo competitivo che invece ci vorrebbe imporre modelli perfetti, o uno standard d’immagine talmente impeccabile da risultare irraggiungibile e frustrante.

 

E ancora, interroghiamoci se il limite rappresenti, per noi, il prossimo record da abbattere a ogni costo con performance spinte allo stremo, o se invece costituisca una condizione oggettiva con cui convivere secondo un modello di vita scalato su valori diversi. E di nuovo, se questa diversità è una difettosità da scartare o, piuttosto, la cifra autentica della nostra unicità, e quindi l’apertura libera a tutte le possibilità della vita! Un bel messaggio, soprattutto per i nostri ragazzi”

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