LECCO, IL PATTO PER IL NORD SFIDA LA GIUNTA BOSCAGLI SULL’ADDIZIONALE IRPEF: “SERVE UNA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA”
LECCO, 12 ottobre 2026 – Ezio Venturini propone di correggere il meccanismo dell’esenzione fino a 17mila euro, che secondo il movimento penalizza i contribuenti appena sopra la soglia. «Impatto quasi nullo per le casse comunali, ma importante per i pensionati più fragili».
Le elezioni sono ormai alle spalle e la Giunta Boscagli si è insediata, ma per il Patto per il Nord resta aperta una questione legata alla fiscalità locale: il sistema dell’addizionale comunale Irpef a Lecco. Il movimento, attraverso Ezio Venturini, lancia una proposta alla nuova amministrazione chiedendo di introdurre una clausola di salvaguardia per evitare che chi supera di poco la soglia di esenzione si ritrovi a pagare un’imposta sproporzionata rispetto all’aumento del proprio reddito.
Al centro della contestazione c’è l’attuale sistema, caratterizzato da un’aliquota dello 0,80% e da una soglia di esenzione fissata a 17mila euro. Secondo il Patto per il Nord, il meccanismo rischia di penalizzare soprattutto i pensionati e i contribuenti con redditi più bassi che si collocano appena al di sopra del limite.
«Due euro in più possono costare 136 euro di tasse»
Per spiegare il problema, Venturini porta l’esempio di due contribuenti con redditi molto simili. Chi dichiara 16.999 euro resta esente dall’addizionale comunale, mentre chi raggiunge i 17.001 euro, secondo il meccanismo descritto dal movimento, perde interamente il beneficio e si trova a pagare circa 136 euro.
Una differenza che, secondo il Patto per il Nord, determina un risultato paradossale: un contribuente con un reddito lordo leggermente superiore può ritrovarsi con un reddito netto inferiore rispetto a chi guadagna meno.
Da qui la richiesta di intervenire sul regolamento comunale, introducendo un sistema che renda il passaggio dalla fascia esente a quella soggetta a tassazione più graduale e proporzionato.
La proposta: una clausola di salvaguardia
La soluzione avanzata da Venturini prevede che, nella fascia immediatamente superiore alla soglia dei 17mila euro, l’addizionale comunale non possa superare l’importo del reddito eccedente il limite di esenzione.
Gli esempi presentati dal movimento sono chiari: con un reddito di 17.010 euro, l’imposta sarebbe limitata a 10 euro; con un reddito di 17.050 euro, il contributo salirebbe a 50 euro. In questo modo, il superamento della soglia non comporterebbe più un’immediata imposta calcolata sull’intero reddito.
Secondo il Patto per il Nord, il sistema sarebbe inoltre destinato a interrompersi automaticamente al raggiungimento del punto di pareggio, individuato intorno ai 17.136 euro. Da quel livello in avanti tornerebbe ad applicarsi il calcolo ordinario, perché più conveniente per il contribuente.
Il movimento sostiene che la proposta si ispiri a meccanismi fiscali già utilizzati a livello nazionale e che non comporterebbe una perdita significativa di entrate per il Comune, interessando soltanto una platea limitata di contribuenti.
«Una questione di equità sociale»
Venturini definisce l’iniziativa una proposta tecnica, senza finalità demagogiche, e invita la Giunta Boscagli a valutarla. L’obiettivo dichiarato è evitare che un piccolo aumento del reddito si traduca in un aggravio fiscale sproporzionato, con particolare attenzione alle persone economicamente più fragili.
Il Patto per il Nord rivendica inoltre la propria indipendenza politica e annuncia che continuerà a vigilare sulla questione. L’appello è rivolto anche ai consiglieri comunali, ai quali viene chiesto di fare propria la proposta e di presentarla sotto forma di mozione.
La richiesta alla nuova amministrazione è dunque quella di intervenire su un meccanismo che, secondo il movimento, può essere corretto senza compromettere in modo significativo le entrate comunali, garantendo al tempo stesso maggiore equità nel prelievo fiscale.