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78° Anniversario di Hiroshima

78° Anniversario di Hiroshima

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Di nuovo a Hiroshima. È il 6 agosto. 78 anni fa nella storia dell’umanità è stata scritta una pagina di morte e distruzione che ha superato ciò che chiunque avrebbe potuto immaginare. Ricordarlo fa male e rattrista. Ci fa vergognare. La torcia che non ha cessato di scintillare davanti al monumento alle vittime situato nel parco della pace della città di Hiroshima ci ricorda il dolore che quel momento provocò a migliaia di persone.

Oggi ce lo ha ricordato anche una nonna, la signora Megumi. Il 6 agosto 1945 aveva 13 anni e fu testimone di quel doloroso evento. Da casa sua, a circa 5 chilometri dall’epicentro della bomba, visse quel momento con profonda angoscia. I suoi fratelli maggiori erano partiti per il fronte e la preoccupazione per la loro sorte gravava su tutta la famiglia. Improvvisamente BANG!! La signora Megumi non è riuscita a trovare l’espressione esatta per trasmetterci il suono orribile che è rimasto impresso per sempre nella sua memoria. Lo ha ripetuto più volte.

La città di Hiroshima aveva, a quel tempo, una popolazione di poco più di 300.000 abitanti. In tre giorni circa 140.000 di queste persone persero la vita. La bomba non rispettò nazionalità, età, posizione sociale o credo religioso. Poi, il grande silenzio rotto solo dalle grida di dolore delle vittime e di quanti si sentivano impotenti di fronte a tanta distruzione.

La signora Megumi ha finito il suo intervento e anche noi abbiamo sentito il bisogno di silenzio per lasciarci interrogare dalla sua testimonianza. In questo tempo di silenzio abbiamo sentito l’eco di quanti gridano di dolore in Ucraina e in altre parti del mondo martoriate da guerre e conflitti che hanno sempre le loro radici più profonde nell’avidità umana.

Ci hanno poi parlato due arcivescovi degli Stati Uniti d’America. L’arcivescovo di Santa Fe, nello stato del New Mexico, e quello di Seattle, nello stato di Washington. Nel territorio assegnato alla diocesi di Santa Fe si trova la città di Los Alamos, dove furono fabbricate le bombe che causarono distruzione e morte a Hiroshima e Nagasaki. A Seattle si trova il terzo più grande deposito di armi nucleari al mondo. Nelle parole di questi due vescovi nordamericani si percepiva un profondo dolore. Questi due vescovi hanno proposto di creare un rapporto di fraternità tra le loro diocesi e quelle di Hiroshima e Nagasaki per non dimenticare il passato, per sanare ferite che rimangono profonde nel cuore di tante persone e per avviare un movimento che ricordi a tutti il pericolo costante che suppongono le armi atomiche e promuovere la sua totale soppressione nel nostro mondo. È una bella iniziativa che abbiamo accolto con gioia e che vogliamo promuovere con fermezza e speranza.

Continuo a scrivere questa nota proprio oggi, 9 di agosto. Avrei desiderato essere a Nagasaki, diocesi adiacente a questa di Fukuoka. Il tifone che, al momento, si trova proprio in questa zona, me lo ha impedito. Non resta che unirsi alla preghiera delle persone che si sono radunate nella cattedrale di Nagasaki, la chiesa di URAKAMI. Su quella zona, appunto, cadde la bomba atomica il 9 agosto 1945. Si calcola che morirono circa 7.000 fedeli della parrocchia di Urakami, che contava circa 10.000. Costituivano il 10% delle 70.000 persone che furono vittime immediate della bomba atomica di Nagasaki.

Visito spesso la città di KITAKYUSHU, situata nella diocesi di Fukuoka. L’aereo carico della seconda bomba atomica si stava dirigendo verso di essa, una città industriale. Il maltempo ha impedito la necessaria visibilità e Nagasaki ne è diventata la città vittima. Mi fa orrore pensare come il destino di migliaia e migliaia di persone possa essere deciso sulla base di condizioni meteorologiche temporanee. La logica della guerra è così. Quando l’altro diventa un “nemico”, non importa dove si trovi. Papa Francesco lancia un appello insistente all'”amicizia sociale”, che è saper scoprire in ogni persona il volto di un amico. Di qui il desiderio di costruire un mondo dove sia possibile vivere questa amicizia che garantisca a tutti una vita dignitosa.

Quest’anno commemoriamo il 75° anniversario della dichiarazione dei diritti umani. La dichiarazione nasceva da un profondo desiderio di non ripetere la storia di morte che il mondo aveva vissuto. Il ricordo delle due bombe atomiche ci impedisce di sederci senza fare nulla per fare realtà concreta questo desiderio nel nostro mondo.

Fukuoka, 9 d’agosto, 2023

Josep M. Abella

Missionario clarettiano e vescovo della diocesi di Fukuoka

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