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RETE PER LECCO INTERVIENE SULLA VARIANTE GENERALE AL PGT

RETE PER LECCO INTERVIENE SULLA VARIANTE GENERALE AL PGT

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LECCO, 30 gennaio 2026 – Queste sono le parole di rete per lecco in merito alla Variante Generale al PGT: “Si è svolta in questi giorni la maratona del Consiglio Comunale di Lecco per la definitiva approvazione della Variante Generale al Piano di Governo del Territorio.

Dalle osservazioni presentate dai soggetti interessati e dagli Enti preposti, nonché dal dibattito in corso, sono emerse le molteplici criticità di questo piano che, anziché affrontare correttamente e costruttivamente i temi sbandierati nei programmi della maggioranza, di fatto, fa esattamente il contrario di quello che dice, portando la città verso l’ennesimo fallimento delle occasioni utili per intraprendere la via che conduce a migliorare la qualità della vita in città, nonché a indirizzare, semplificare e favorire le iniziative che lo sviluppo socio-economico richiede.

In questo dibattito non vogliamo tanto entrare nel merito dei casi emersi sulla stampa per alcune aree. Seppure queste siano importanti e destinate a condizionare il futuro disegno urbano, nulla vale la polemica se la loro trasformazione non avviene all’interno di un quadro più ampio, che considera la città nel suo complesso.

Riteniamo però importante evidenziare per singoli temi le criticità che emergono in questa Variante. Vogliamo partire dal tema dell’abitare, perché questa è la prima funzione di una città che può definirsi viva e accogliente, nonché inclusiva per citare un termine oggi attuale che qui si intende nella sua più ampia definizione.

Dopo avere più volte sentito le altisonanti affermazioni di questa Amministrazione sui fantomatici 470 appartamenti previsti con la Variante al PGT a prezzi calmierati, è giunto il momento di fare chiarezza sulle modalità con cui si prevede di ottenere tale risultato che, a detta del Sindaco, si configura anche come una lotta alla speculazione edilizia e all’indiscriminato consumo dei suoli nella nostra città.

In sostanza, per i non addetti ai lavori, è bene precisare che la recente variante al PGT prevede di realizzare questi appartamenti non in modo diretto da parte del Comune, ma attraverso le prescrizioni cui imprese e privati dovranno sottostare.

Chi intende rinnovare il patrimonio edilizio, spesso da tempo abbandonato, nelle aree cosiddette di trasformazione e rigenerazione, dovrà infatti prevedere la vendita a prezzi calmierati o destinati al mercato dell’affitto per un periodo di 20 anni con canoni previsti in convenzione, una quota dei nuovi volumi che il Comune ha concesso di realizzare con il PGT.

In cambio di questi obblighi, per i privati e le imprese che intendono dar corso a tali previsioni, è riconosciuta una riduzione dei costi di urbanizzazione che, per legge, devono essere pagati al Comune. E’ bene poi precisare che tale procedura non è sempre obbligatoria ma opzionale in cambio degli incentivi volumetrici.

Chiarita la modalità, con tempi tutt’altro che immediati attraverso cui dovrebbero concretizzarsi queste previsioni, alcune domande e riflessioni vengono spontanee:

  • Siamo sicuri che il meccanismo di regole che accompagnano questi programmi risulteranno economicamente e operativamente sostenibili per chi intende intervenire nel rinnovare il patrimonio edilizio cittadino?

Il rischio, neppure molto lontano, è che alle tante declamate affermazioni sui progetti in grado di dare una risposta al problema della casa corrisponda alla fine un nulla di fatto.

Non pensiamo che sia sufficiente appellarsi alla collaborazione delle imprese per raggiungere il risultato. Anche queste ultime per voce della propria associazione si sono già espresse in merito.

Puntare al raggiungimento di tale risultato confidando solamente sui soggetti attuatori privati, può compromettere lo sviluppo dell’iniziativa privata. L’analoga recente previsione di Milano per l’edilizia sociale si è, di fatto, arenata con una sola adesione avanzata.

  • Riteniamo che non sia questa la modalità con cui pensare e programmare il futuro della nostra città. Se si ha veramente a cuore il miglioramento della vivibilità di Lecco e la sua reale sostenibilità urbana le previsioni di sviluppo non dovrebbero fondarsi sul meccanismo economico di trarre vantaggio da un’attività privata concedendo previsioni edificatorie sospette, ma sulla conoscenza dei luoghi e sulle reali esigenze di una città che si conosce e si sa di cosa ha bisogno e solo da queste far discendere le previsioni per il suo rinnovamento.
  • Se al primo posto delle preoccupazioni di chi amministra la città, ci fosse il suo futuro sostenibile non dovrebbe mancare la ricerca anche di soluzioni più innovative condotte direttamente dall’ente pubblico.

L’edilizia sociale si può infatti sviluppare con il necessario coinvolgimento dei capitali cosiddetti pazienti (Fondazioni bancarie, Casse previdenziali, Cassa Depositi e Prestiti) e con finanziamenti agevolati. Magari intervenendo sul patrimonio pubblico o para-pubblico inutilizzato o considerando acquisizioni su aree dismesse. Ad esempio, perché per l’area ex Leuci non si è presa in considerazione l’ipotesi di un acquisto dopo una  serie di aste andate deserte fino alla sua vendita?

 

Lecco non ha bisogno di proclami ideologici, ma di concretezza, visione futura  e amore per la città.”

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