LEONARDO ISPIRATO DA CIVATE PER DIPINGERE L’ULTIMA CENA, ARRIVANO NUOVE PROVE A SOSTEGNO DELLA TEORIA
Tommaso Pandiani
CIVATE, 21 MARZO 2026 – Si è tenuta nella mattinata di ieri una conferenza stampa presso la Sala Capitolare dell’ex monastero di San Calogero di Civate, ora RSA Casa del Cieco, durante la quale l’esperto e studioso di storia dell’arte ungherese Gabòr Spielmann ha esposto la sua teoria, corroborata da diverse prove fotografiche, analisi storiche e misurazioni spaziali, secondo la quale Leonardo Da Vinci, il grande inventore e geniale artista fiorentino, durante una sua permanenza nel monastero civatese nell’anno 1484 avrebbe preso ispirazione dalla struttura del refettorio dell’edificio religioso e dallo sfondo che si vede dalle tre finestre della sala, per dipingere il suo capolavoro dell’ Ultima Cena, opera affrescata nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano tra il 1494-1498.
La teoria, già proposta nel 2017 dall’appassionato ed esperto locale Dario Monti insieme al supporto delle ricerche dello storico civatese Carlo Castagna, ora ha trovato nuovamente slancio grazie a questo nuovo importante sostenitore che, dopo essere venuto nell’estate 2025 ad effettuare delle misurazioni sul luogo a seguito dello studio delle cartine digitali e cartacee, e constatando la possibile veridicità della teoria, è giunto in questi giorni direttamente da Budapest per esporre personalmente i suoi studi e i risultati delle sue ricerche. Gabòr Spielmann, classe 1974, ha all’attivo diverse opere e studi nell’ambito della storia dell’arte che gli sono anche valsi nel corso degli anni diversi riconoscimenti internazionali come l’Art Directors Club Gold, i London Internationals, i New York Festivals e il Golden Drum Grand Prix.

La conferenza è partita con i saluti istituzionali da parte di Franco Lisi, direttore scientifico della Fondazione dell’istituto dei Ciechi di Milano che insieme al direttore della Casa del Cieco Claudio Butti hanno introdotto l’argomento. Presenti il sindaco di Civate Angelo Isella insieme al prefetto di Lecco Paolo Ponta che non è voluto mancare a questo appuntamento culturale, tenendo a sottolineare che: “Sono qui in visita a Civate per la prima volta da quando ormai 8 mesi fa sono stato trasferito nella Provincia di Lecco; ancora una volta scopro un nuovo tesoro nascosto di questo magnifico territorio”.

Dopo i saluti della autorità civili sono intervenuti Dario Monti e Angelo Castagna, i due primi esperti di storia locale che nel 2017 avevano proposto la teoria leonardesca sull’Ultima Cena ispirata dal paesaggio della zona di Civate: “E’ indubbio che Leonardo Da Vinci sia stato al monastero di San Calogero intorno al 1484”, dice lo storico locale Carlo Castagna, “Leonardo era a Milano già dal 1482 come ingegnere militare, protetto di Ludovico il Moro, e stava progettando di realizzare diverse opere pubbliche nel territorio lecchese. Ascanio, fratello di Ludovico, era priore del monastero e grande appassionato di musica, cosa che lo fece diventare amico di Leonardo. L’inventore fiorentino venne a Civate, ospitato dall’amico Ascanio nel monastero, per studiare due opere nel nostro territorio:
-una via d’acqua per il trasporto del metallo, che avrebbe unito il Lago di Como quello di Pusiano per poi arrivare al Lambro, permettendo al ferro proveniente dalla Valassina e dalla Valtellina di essere trasportato fino Milano;
-un canale per unire l’ Adda e il canale della Martesana, creando una diga di 30 metri dopo Trezzo per evitare le rapide create dai 3 corni e permettere la navigabilità dell’Adda in quella zona.
Leonardo ha studiato il territorio lecchese e civatese, troviamo le prove anche nel foglio 740 retto presente nel codice atlantico. Storicamente Leonardo è stato qui.”

Ad appoggiare la tesi storica di Castagna è anche Dario Monti, appassionato di vie storiche del territorio lecchese: “Guardando la forma e le dimensioni della stanza, le luci e i lineamenti delle montagne sullo sfondo del refettorio non ci sono dubbi. Anche una cartina del 1720 documenta con certezza che la stanza del monastero era adibita a refettorio, probabilmente come nel 1484. La tradizione benedettina prevede infatti che la chiesa del complesso monastico venga costruita nella parte settentrionale, mentre i refettori e le altre stanza si servizi vengano realizzate a sud. Non dimentichiamoci inoltre che alcuni recenti scavi hanno portato alla luce dei nodi vinciani dipinti sulle pareti del sottotetto della chiesa di San Calogero, che era la chiesa del monastero. Tali nodi sono databili intorno al periodo storico che vide Leonardo risiedere presso il complesso benedettino.”

E’ poi arrivato il momento di Spielmann, che aiutato da un giovane interprete locale (Gabriele Anghileri), ha esposto la sua ricerca scientifica: ” Sono venuto a Civate per la prima volta nell’ agosto dell’anno scorso per misurare la stanza del vecchio refettorio e osservare con maggiore attenzione il panorama, scattando anche delle foto con cui poter confrontare accuratamente lo sfondo dell’affresco dell’Ultima Cena e la vista che si vede dalla sala del vecchio complesso monastico.
Non c’è dubbio che ci sia un stretta corrispondenza tra lo sfondo dell’opera di Leonardo e il paesaggio reale: in particolare nella finestra di sinistra si vede che il profilo delle montagne combacia perfettamente con l’opera d’arte, come anche nella finestra centrale, a destra invece c’è una specifica corrispondenza con l’abbassamento del paesaggio, e seppure alcune parti dell’affresco siano danneggiate, il lago di Annone è presente e ben riconoscibile.”

Spielmann aggiunge: ” Il caso del monastero di San Calogero è simile al caso di corrispondenza del paesaggio e del chiostro del Santuario della Rocchetta di Airuno, costruito nel 1495 e distante 18 chilometri da Civate, con l’ambientazione della Nuova Monna Lisa, sempre ad opera di Leonardo Da Vinci. Secondo alcuni studi infatti, il paesaggio visibile dal complesso religioso della Brianza lecchese potrebbe essere collegato all’ambientazione del dipinto.
Nel quadro in particolare si può identificare chiaramente la loggia, e la colonna che, sia nella realtà sia nel quadro, presenta una caratteristica sporgenza rispetto al muretto in muratura; anche lo sfondo dell’opera d’arte presenta delle similitudini evidenti con la realtà, nello specifico per quanto riguarda le particolarità del costone roccioso presente sullo sfondo.” Insomma, secondo Spielmann questa sarebbe un’ulteriore prova che permette di identificare una relazione tra Civate e Airuno, ma non solo, permette di identificare una chiara relazione tra Leonardo e il territorio lecchese, che sarebbe stato onorato di essere rappresentato dal pittore fiorentino in due sue importanti opere.

L’affascinante teoria sostenuta dagli studi dell’esperto magiaro sarà ora ulteriormente approfondita da altri studiosi, ma noi possiamo dire che una cosa è certa: ancora una volta il territorio lecchese ha mostrato uno dei suoi tesori nascosti e ha dimostrato come sia sempre stato fondamentale, andando ad intrecciarsi con la storia non solo italiana, ma anche europea, ispirando e affasciando un grande artista come Leonardo, insieme ad altre illustri figure nel corso della storia.