INFORTUNI SUL LAVORO, A LECCO AUMENTANO DEL 3,2%. CISL: “LA SICUREZZA DEVE DIVENTARE UN OBBIETTIVO COMUNE”
LECCO, 6 ottobre 2026 – Nei primi sette mesi del 2026 in provincia di Lecco sono state 2.127 le denunce di infortunio. In Lombardia crescono anche gli incidenti che coinvolgono lavoratori nati all’estero e aumentano le denunce di malattia professionale. Roberto Frigerio: “Serve un modello partecipativo della sicurezza”
La sicurezza sul lavoro resta una delle principali emergenze da affrontare anche nel 2026. I dati INAIL relativi ai primi sette mesi dell’anno, analizzati dalla CISL Monza Brianza Lecco, mostrano infatti un quadro ancora caratterizzato da numeri significativi, sia sul fronte degli infortuni sia su quello delle malattie professionali.
In provincia di Lecco, tra gennaio e luglio, sono stati denunciati 2.127 infortuni sul lavoro, con un aumento del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita inferiore a quella registrata complessivamente in Lombardia, dove l’incremento è stato del 6,6%.
Sul fronte degli infortuni mortali, invece, il territorio lecchese registra un dato in diminuzione: un decesso nei primi sette mesi del 2026 contro i quattro dello stesso periodo del 2025. Un calo che, secondo la CISL, non deve però tradursi in un abbassamento dell’attenzione sulla prevenzione.
In Lombardia aumentano gli infortuni
A livello regionale, le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 50.546, in aumento del 6,92% rispetto a luglio 2025. Crescono anche gli infortuni in itinere, arrivati a 9.986, con un incremento del 5,19%. Gli incidenti avvenuti nel tragitto casa-lavoro rappresentano circa il 17% del totale.
Un dato che la CISL considera particolarmente significativo riguarda i lavoratori nati all’estero. Nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro che li riguardano sono state 18.529, contro le 16.942 dello stesso periodo del 2025: un aumento di poco inferiore al 10%, superiore a quello registrato tra i lavoratori nati in Italia, pari al 5,67%.
Ancora più marcata è la differenza osservata negli infortuni mortali. Dei 89 decessi avvenuti in occasione di lavoro in Lombardia, 35 hanno riguardato lavoratori nati all’estero, circa il 39% del totale. Di questi, 8 erano nati in altri Paesi dell’Unione europea e 27 in Paesi extra UE. Nel 2025, nello stesso periodo, erano stati complessivamente 18.
Per la CISL, i numeri riportano al centro questioni come la comprensione effettiva della formazione, le eventuali barriere linguistiche, le condizioni contrattuali e occupazionali, il ricorso ad appalti e subappalti, l’esperienza nella mansione e la possibilità per i lavoratori di segnalare concretamente situazioni di pericolo.
Da qui la richiesta di prestare maggiore attenzione alla qualità della formazione sulla sicurezza, evitando che si riduca a un semplice adempimento formale e assicurandosi che sia realmente comprensibile e adeguata anche per chi conosce poco la lingua italiana.
Età e genere: i dati degli infortuni
Nel complesso degli infortuni denunciati in Lombardia, il 63,7% riguarda uomini e il 36,3% donne. Rispetto al 2025, la crescita risulta sostanzialmente equilibrata, con un incremento di circa il 7% per entrambi i generi.
La situazione cambia considerando gli eventi mortali: 81 decessi hanno riguardato uomini e 8 donne.
La fascia d’età con il maggior numero di infortuni è quella tra i 50 e i 54 anni, mentre gli incidenti mortali si concentrano soprattutto tra i 55 e i 59 anni, fascia nella quale si registra oltre il 20% dei casi.
Un elemento che, secondo il sindacato, deve essere considerato anche nella valutazione dei rischi e nell’organizzazione del lavoro. Mansioni gravose, turnazioni, lavoro notturno, movimentazione dei carichi, esposizione a temperature estreme e tempi di recupero psicofisico devono essere valutati anche alla luce dell’invecchiamento della forza lavoro.
Trasporti, commercio, sanità e costruzioni tra i settori più colpiti
A livello lombardo, il terziario è il macrosettore nel quale si concentra il maggior numero di infortuni: 17.292 casi, pari al 31,75% del totale. Segue l’industria con 16.718 denunce, il 30,69%.
Tra le attività economiche, i numeri più elevati riguardano:
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trasporto e magazzinaggio: 3.781 infortuni;
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commercio e riparazione di auto e moto: 3.657;
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sanità e assistenza sociale: 3.564;
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costruzioni: 3.429.
Per quanto riguarda gli infortuni mortali, sono invece soprattutto costruzioni e trasporto e magazzinaggio a presentare i numeri più rilevanti, concentrando complessivamente quasi il 40% dei casi.
Malattie professionali: a Lecco denunce in aumento del 36%
A preoccupare la CISL sono anche i dati sulle malattie professionali. In provincia di Lecco, nei primi sette mesi del 2026, le denunce sono aumentate del 36%, un dato nettamente superiore alla crescita media regionale, che si attesta al 10%.
In Lombardia, inoltre, l’incremento è maggiore tra le donne, con un +14,69%, rispetto al +7,97% registrato tra gli uomini.
La categoria più consistente è quella delle patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresenta circa il 60% delle denunce: 2.022 casi, in crescita del 19,62% rispetto al 2025.
Si tratta di patologie che, secondo la lettura della CISL, richiamano direttamente l’organizzazione del lavoro: movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetitivi, posture, ergonomia delle postazioni, ritmi di lavoro e possibilità di recupero.
Aumentano anche le denunce relative ai disturbi psichiatrici, passate da 45 a 80 casi (+77,8%), quelle per malattie del sistema nervoso (+16,8%) e quelle del sistema respiratorio (+30,98%).
In calo, invece, le denunce relative ai tumori professionali, che diminuiscono del 33%. Un dato che il sindacato considera positivo, ma che ritiene meritevole di ulteriori approfondimenti, anche alla luce del rischio di una sottostima del fenomeno.
“La prevenzione deve diventare responsabilità di tutti”
“La drammaticità dei dati pubblicati da INAIL ci dicono che, nonostante ci si impegni giornalmente per cercare di diminuire gli infortuni sui luoghi di lavoro e le malattie professionali, il lavoro fino ad ora svolto in materia di sicurezza non risulta sufficientemente penetrante ed incisivo per invertire una tendenza che non accenna a migliorare”, afferma Roberto Frigerio, segretario della CISL Monza Brianza Lecco.
Per Frigerio, formazione e prevenzione non possono essere considerate responsabilità da attribuire alternativamente a un soggetto o a un altro.
“Nessuno può esimersi da questa responsabilità”, sottolinea, indicando come strada da percorrere il rafforzamento di un modello partecipativo della sicurezza, nel quale aziende, lavoratori, organizzazioni sindacali e datoriali, organismi di rappresentanza e istituzioni possano confrontarsi e costruire insieme soluzioni concrete.
“La sicurezza sul lavoro non può essere solo una materia di controllo e di adempimenti. Deve diventare un patrimonio condiviso e un obiettivo comune”, sostiene il segretario della CISL, secondo cui imprese, lavoratori, parti sociali e istituzioni devono mettere in campo competenze e conoscenze diverse ma complementari.
Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione
Per la CISL, il punto centrale è spostare il baricentro dell’azione sulla sicurezza: non intervenire soltanto dopo che un infortunio o una malattia si sono verificati, ma individuare i rischi in anticipo.
“È proprio nella capacità di mettere insieme questi diversi punti di vista che possiamo individuare i rischi prima che si trasformino in infortuni o malattie professionali”, conclude Frigerio.
L’obiettivo indicato dal sindacato è quindi quello di passare da una logica prevalentemente legata al controllo e all’intervento successivo all’incidente a una prevenzione condivisa e permanente, nella quale la sicurezza diventi parte integrante delle scelte organizzative e produttive delle imprese.
Sul fronte delle malattie professionali, la CISL ricorda infine il ruolo del Patronato INAS CISL, che offre assistenza gratuita ai lavoratori nel percorso per il riconoscimento delle patologie professionali e nei rapporti con INAIL.