CONFINDUSTRIA LECCO E SONDRIO, NASCE GEORISK: SOTTO LA LENTE I RISCHI GEOPOLITICI PER LE IMPRESE
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Centro Studi dell’Associazione e Sergio Giraldo, energy and commodity Advisor, e si propone di offrire alle imprese associate un’analisi periodica degli scenari internazionali, con informazioni mirate sulle possibili ricadute per il sistema produttivo.
GeoRisk prende in esame le otto principali filiere manifatturiere di Lecco e Sondrio, valutando l’esposizione del loro commercio estero ai fattori geopolitici e macroeconomici che possono incidere su costi, tempi e continuità delle attività. L’analisi distingue tra export e import: da una parte la stabilità e l’accessibilità dei mercati di destinazione, dall’altra la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti.
Le due dimensioni non necessariamente coincidono. Una filiera può infatti esportare verso mercati vicini e stabili e, allo stesso tempo, dipendere da fornitori lontani e difficilmente sostituibili in caso di interruzioni.
«Il nuovo strumento riveste un alto valore strategico per l’analisi dei rischi geopolitici per le filiere del territorio, in un momento in cui avere informazioni puntuali sugli scenari internazionali è elemento cruciale e di estremo valore per qualsiasi impresa ma, al tempo stesso, è informazione difficilissima da ottenere in maniera puntuale, specifica e intelligibile», sottolinea Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio.
Il lancio di GeoRisk rappresenta anche un passo avanti nel percorso di specializzazione del Centro Studi, con lo sviluppo di competenze specifiche nell’analisi dei rischi internazionali applicati al tessuto manifatturiero locale.
«Non sarebbe possibile entrare significativamente in queste tematiche senza strutturare un vero e proprio settore del Centro Studi che sia dedicato a questo e che, soprattutto, possieda e sviluppi una conoscenza specifica di questi ambiti e faccia crescere una expertise interna», prosegue Campanari. «Con questa operazione portiamo ad un nuovo e più elevato livello la specializzazione del nostro Centro Studi, producendo analisi originali anche in quest’ambito e diventando Centro universalmente riconosciuto per la competenza nell’analisi del rischio geopolitico declinato sulle specifiche filiere manifatturiere».
Il nuovo servizio si affianca alle attività di analisi già svolte dall’Associazione e punta a rispondere alle esigenze di un sistema produttivo chiamato a confrontarsi con scenari sempre più complessi e variabili. «Con GeoRisk Lecco e Sondrio affianchiamo all’attività preziosa e qualificata del Centro Studi dell’Associazione, che portiamo avanti da anni, un ulteriore approfondimento, con una forte valenza strategica soprattutto in momenti critici e altamente variabili come l’attuale», afferma Giulio Sirtori, direttore generale di Confindustria Lecco e Sondrio.
«Per noi è infatti fondamentale fornire gli strumenti giusti al momento giusto. Questo, nel concreto, significa restare sempre all’ascolto per interpretare le nuove e complesse esigenze che emergono dal sistema produttivo e, spesso, anticipare una risposta attraverso l’implementazione di strumenti nuovi e a misura d’impresa», aggiunge Sirtori.
Destinatari dello strumento sono sia le piccole e medie imprese, che non sempre dispongono di strutture interne dedicate all’approfondimento di queste tematiche, sia le aziende di maggiori dimensioni, interessate a integrare le proprie analisi con un contributo specialistico.
«GeoRisk Lecco e Sondrio offre un supporto operativo sia alle PMI, che non sempre sono internamente strutturate per approfondire queste tematiche pur dovendosi necessariamente confrontare con esse, sia alle realtà di maggiori dimensioni, interessate ad integrare le analisi sviluppate internamente con un contributo di elevato profilo, offerto dall’Associazione tramite il nuovo strumento», spiega Mauro Medola, responsabile del Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio.
Un indice per misurare l’esposizione al rischio
Il monitoraggio parte da una valutazione di base, definita baseline, che misura la vulnerabilità strutturale delle filiere in relazione ai Paesi con cui intrattengono rapporti commerciali. Si tratta di un punto di riferimento iniziale, necessario per valutare come il livello di rischio evolve nel tempo al variare degli scenari internazionali.
«Prima di misurare come si evolve il rischio mese dopo mese serve un punto fermo da cui partire. La baseline è questo punto fermo, cioè la vulnerabilità che le filiere di Lecco e Sondrio portano con sé per il solo fatto di commerciare con certi Paesi, prima ancora che accada qualcosa nel mondo», spiega Sergio Giraldo.
La baseline viene costruita sulla base di tre parametri: l’instabilità, che considera la solidità politica e commerciale dei Paesi coinvolti negli scambi; la sostituibilità, che valuta quanto sia difficile individuare mercati o fornitori alternativi in tempi ragionevoli; e la concentrazione, che misura la dipendenza da un numero limitato di controparti geografiche.
A questa valutazione si aggiunge un aggiornamento mensile, basato sugli avvenimenti che possono influire sulle singole filiere. L’analisi è organizzata in otto ambiti: Paesi, politica commerciale, domanda e valute descrivono il contesto in cui operano le imprese, mentre logistica, energia, materie prime ed esposizione settoriale individuano i principali canali attraverso cui le dinamiche internazionali possono incidere sui bilanci aziendali.
«Su questa base, ogni mese analizziamo gli avvenimenti che impattano sulle filiere, creando dei veri e propri dossier con dati, fatti e cifre che vengono inseriti in una matrice di rischio», precisa Giraldo.
Il sistema restituisce un punteggio da 0 a 100 per ogni filiera, distinguendo tra rischio basso, fino a 39, medio, da 40 a 59, e alto, da 60 in su. Sono inoltre previsti due indicatori sintetici, dedicati rispettivamente all’export e all’import, che tengono conto del peso effettivo delle singole filiere nel commercio estero del territorio.
Il confronto con la Lombardia completa il quadro di analisi. La regione viene esaminata applicando gli stessi criteri e considerando gli stessi avvenimenti, così da consentire una lettura delle differenze tra il sistema produttivo di Lecco e Sondrio e quello regionale sulla base delle rispettive strutture economiche.