Lecco, il 27 gennaio 2020 – Sono 162 le persone che hanno confidato di essersi impoverite a causa del gioco d’azzardo praticato da loro stessi o da un loro familiare. Altre 200 sono state costrette a chiedere aiuto in parrocchia per lo stesso identico motivo, anche se non lo hanno dichiarato esplicitamente. È quanto emerge da dall’ultima indagine sul gioco d’azzardo problematico realizzata dall’Osservatorio della Povertà e delle Risorse elaborando i dati raccolti nel biennio (2017-2018) tra un campione di 115 centri di ascolto della Diocesi di Milano. Dalla ricerca emerge che i giocatori problematici sono con maggiore frequenza uomini piuttosto che donne, appartengono soprattutto alla fascia di età tra i 50 e i 70 anni e si concentrano prevalentemente a Milano (seguono Monza, Varese, Sesto san Giovanni, Lecco, Melegnano, Rho). A segnalare il problema ai volontari sono in primo luogo il coniuge, in seconda battuta lo stesso giocatore o un altro familiare.
Dal racconto riferito dagli operatori dei centri di ascolto si ricavano identikit di persone generalmente non marginali, con un lavoro, una famiglia, alcune di loro appartenenti al ceto medio. Come ad esempio S., impiegato in un negozio di abbigliamento da cui viene licenziato, quando il titolare lo sorprende a rubare dalla cassa somme anche ingenti che spendeva alla macchinette. O come L., panettiere, che un giorno se ne va di casa lasciando in un cassetto le bollette scoperte che non riusciva più a pagare a causa delle perdite da gioco. «Che oltre 300 famiglie, senza storie di grave povertà alle spalle, abbiano dovuto ricorrere all’assistenza dei centri di ascolto dimostra quanto devastante possa essere l’impatto del gioco d’azzardo sulla vita delle persone. La dipendenza dall’azzardo compromette patrimoni, mette a rischio relazioni, spinge alla disperazione. Un prezzo troppo alto da pagare sui cui da anni chiediamo una seria riflessione pubblica. D’altro canto, i dati fanno comprendere quanto sia complicato fare emergere il fenomeno e che quindi occorre moltiplicare gli sforzi per riuscire, da un lato, a intercettare le vittime di questo fenomeno prima che la situazione sia troppo compromessa, dall’altro, ad avviare percorsi di accompagnamento e cura», osserva Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

A questo link la ricerca: https://www.caritasambrosiana.it/Public/userfiles/files/GAP%202019.pdf
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