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AIZURRO: NASCE IL PROGETTO RICCIO PER LA RIGENERAZIONE DEI CASTAGNETI

AIZURRO: NASCE IL PROGETTO RICCIO PER LA RIGENERAZIONE DEI CASTAGNETI

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AIRUNO, 28 GIUGNO 2025 – È stato presentato domenica scorsa il progetto R.I.C.C.I.O – Rigenerare I Castagneti Creando Inclusione e Opportunità – promosso dalla Cooperativa Liberi Sogni in partenariato con l’Azienda Speciale Retesalute, la Fond. Mons. Parmigiani- sede CFP “Aldo Moro” di Valmadrera, l’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Marco Polo” di Colico e la cooperativa impresa sociale Italia Che Cambia, con il contributo di Fondazione Cariplo.  Un progetto triennale (2025-2027) cofinanziato da Fondazione Cariplo (Bando Ruralis) di pulizia dei boschi e rigenerazione in chiave didattica, educativa e terapeutica delle filiere castanicole locali.

RICCIO è uno degli 11 progetti approvati su tutta la Lombardia e le provincie di Novara, Verbano-Cusio-Ossola e l‘unico approvato delle provincie di Lecco e Bergamo. Il budget complessivo sui 3 anni è di 278.800 euro di valore complessivo. Il contributo Cariplo è si 190.000 mila euro pari al 68%.

L’obiettivo del progetto è quello di cogliere le potenzialità del bosco di castagno in ottica di salvaguardia ambientale ed inclusione sociale gestendo in modo coordinato, comunitario ed esemplificativo un castagneto di almeno 10 ettari di diversi proprietari situato sul Monte di Brianza.Il bosco come elemento multifunzionale ed ecosistemico.

Le azioni da compiere saranno quelle di:

  1. Pulizia del bosco, obiettivo ripulire e mettere in sicurezza il bosco e salvaguardare i castagneti. Output: ottenere 10 ettari di bosco di castagno puliti e messi in sicurezza, impianto di una nuova selva castanile, 55 persone formate;
  2. Filiera costruttiva, creare filiere per la costruzione, l’agricoltura e l’energia. Output: 3 tipologie di arredi esterni posati di piccolo manufatti, 3 tipologie di manufatti rurali progettati e posati, 1 opera di ingegneria naturalistica
  3. Filiera alimentare, Obiettivo: dare vita a filiere stabili e continuative per l’uso alimentare della castagna con nuovi prodotti trasformati e brandizzati come output di progetto. Output: 2 laboratori esperienziali sull’uso e proprietà delle castagne in ambito alimentare, 1 filiera alimentare della castagna avviata e consolidata, almeno 3 prodotti a base di castagna, almeno 280 persone coinvolte in attività formative, nella trasformazione e creazione della filiera;
  4. Filiera didattica e nuova selva castanile. Obiettivo: creazione di una nuova selva castanile a scopo didattico. Output: 30 persone formate, 10 percorsi didattici con le scuole, 20 insegnati formati sulla didattica nel bosco;
  5. Filiera del benessere e comunicazione ed eventi culturali. Obiettivo: esplorare e cogliere le potenzialità del bosco di castagno in termini terapeutici e di benessere personale. Output: 15 persone formate, 3 itinerari nel bosco diversi per tre differenti tipologie di destinatati, 10 percorsi terapeutici.
  6. Comunicazione ed eventi, Obiettivo: dare vita a un calendario di eventi culturali stabili e a un impianto di comunicazione efficace in grado tessere la narrazione e la replicabilità del progetto. Output: 3 video documentari brevi, una landing page dedicata ala progetto, due gruppi di mini reporter formati e atti, una sagra per ogni anno di progetto, più due eventi collaterali

Il progetto, all’interno di un preciso contesto del Monte di Brianza, Cascina Rapello ad Aizurro di Airuno e i boschi ad essa attigui, intende esplorare tra il 2025 e il 2027, le potenzialità dei boschi di castagno nelle relazioni con l’uomo, con diversi linguaggi e discipline.

Il progetto mette al centro la cura e il paesaggio con attività di pulizia delle aree boschive spesso abbandonate e prevede l’avvio di filiere e percorsi sperimentali in ambito costruttivo, alimentare, del benessere e didattico in grado di dare vita a nuove possibilità in termini ambientali, sociali ed economici per il territorio lecchese.

La Cooperativa dal 2021 a Cascina Rapello ha dato avvio ad un progetto agricolo e sociale che vede il coinvolgimento di diversi soggetti fragili in un percorso di ritorno alla terra. Nel terreno della cascina sono presenti anche 6 ettari di boschi di castagno, in questi spazi la cooperativa cerca di ripristinare un punto di contatto e di relazione fra l’uomo e il bosco. Questi boschi insieme a quelli ad essi attigui saranno oggetto di intervento del progetto.

Il presidente della Cooperativa Matteo Rossi ha spiegato i perché della scelta dei castagneti: “Perché si tratta di un paesaggio che tocca corde profonde raccontando la storia, la cultura e la fatica delle generazioni che ci hanno preceduto. Perché i castagneti possono prestarsi a uno sguardo multidisciplinare che contempla diversi aspetti e linguaggi abbracciando in questo modo una molteplicità di campi, competenze, settori e sensibilità; aprendo connessioni e spazi di incontro, scambio e collaborazione tra persone. Perché la cura di un paesaggio comune favorisce coesione sociale, sinergie, senso di appartenenza, creazione di reti in un territorio ampio dove i soggetti del partenariato vivono e sono quotidianamente impegnati. Perché i boschi di castagno hanno svolto storicamente una funzione di ponte tra il selvaggio e l’umano. Le comunità che ci hanno preceduto hanno scelto di puntare sui castagneti “addomesticando” il bosco, che in questo modo si pone un po’ in mezzo fra un frutteto e un bosco selvaggio, un elemento di transizione che presta a favorire un dialogo quanto mai necessario fra uomo e natura, fra passato, presente e futuro. Perché crediamo che in questo momento il cambiamento possa nascere dalle periferie, dai luoghi marginali oggi dimenticati e non asserviti all’uomo, dove la natura ha avuto spazio per dipanarsi e ha tanto da insegnare in termini di bellezza, limiti, relazioni, biodiversità.

 

Perché i boschi di castagno e il frutto della castagna sono elementi reali, concreti e materici che accomunano tutti e tutte prestandosi a promuovere sia la cura del paesaggio che a coltivare un immaginario culturale interiore nel continuo dialogo tra cura fuori e cura dentro, rigenerazione dell’ambiente ma anche continua rigenerazione di sè e delle relazioni. Vedendo la trasformazione, grazie al contributo di tante persone e gruppi diversi, di boschi abbandonati spesso da decenni, si innesterà la fiducia nel cambiamento. Se un bosco ameno e inaccessibile, percepito come degradato, si può trasformare e dare vita a tante opportunità, allora anche altre parti delle nostre vite, altri contesti e luoghi che attraversiamo, altre relazioni che viviamo potranno essere generative di nuove prospettive, scenari e possibilità”.

Grande l’entusiasmo espresso da tutti i partner coinvolti, da Elena Villa Coordinatore Corso Operatore del Legno – Design d’Arredo della Fond. Mons. Parmigiani- sede CFP “Aldo Moro: “Il partenariato con la Coop. “Liberi sogni” sul progetto R.I.C.C.I.O. dà agli allievi del corso Operatore del legno e del disegno d’arredo, l’opportunità di sperimentare attività strettamente legate al materiale legno, di essere coinvolti nella cura del bosco, come fonte primaria e importantissima della materia prima da lavorare in un’ottica di salvaguardia ambientale e di sostenibilità produttiva”.

Mentre, il dirigente scolastico Catia Caterina Baroncini dell’ Istituto di Istruzione Superiore Statale “Marco Polo” di Colico ha detto che: “L’Istituto ha risposto positivamente al partenariato perché il Progetto Riccio offre opportunità di didattica esperienziale, ovvero contesti di apprendimento capaci di mobilitare le competenze degli studenti e delle studentesse: competenze tecnico-professionali e competenze relazionali e sociali. Il progetto Riccio coinvolge le persone unendo l’importanza della tutela e della messa in sicurezza del territorio con la valorizzazione dei prodotti tipici e la ricerca di processi produttivi sostenibili”. 

Per Daniela Bartolini Presidente Italia che Cambia Cooperativa Impresa Sociale ETS: ” Il progetto R.I.C.C.I.O. ci ha subito colpito per la sua capacità di unire temi per noi fondamentali: la rigenerazione ambientale, la partecipazione comunitaria, l’inclusione sociale e la valorizzazione delle economie locali. Siamo felici di far parte di questo percorso, contribuendo con ciò che sappiamo fare meglio: narrare, ascoltare, connettere. Racconteremo le voci, le storie, i paesaggi e i processi di questo progetto, affinché diventino ispirazione per altri territori e comunità. In un momento storico in cui molte persone si sentono impotenti di fronte alle crisi ambientali e sociali, crediamo che raccontare esperienze come R.I.C.C.I.O. sia un atto necessario di cura, rigenerazione e possibilità. Un esempio attraverso cui le comunità possono riscoprire la forza del fare insieme”.

Infine, Matteo Barbato Programme officer, Area Ambiente di Fondazione Cariplo ha commentato: ” Con il progetto R.I.C.C.I.O. ci auguriamo possano prendere forma una visione che mette al centro la cura del territorio e l’inclusione sociale. Era questo l’obiettivo del bando Ruralis: sostenere iniziative capaci di rigenerare le aree rurali attraverso percorsi partecipati, sostenibili e innovativi. I castagneti, simbolo di resilienza e memoria, tornano oggi a vivere grazie a un lavoro collettivo che intreccia ambiente, cultura, educazione e comunità. Il recupero della selva castanile, le attività didattiche, i laboratori, le esperienze immersive nel bosco e il recupero della filiera arricchiscono ulteriormente il recente recupero di Cascina Rapello, un presidio di comunità che torna a pulsare di vita, grazie all’impegno condiviso di chi ha creduto in questa visione. Siamo profondamente grati a tutti i partner coinvolti – dalla cooperativa Liberi Sogni alle realtà educative, sociali e produttive del territorio – per aver creduto in questa visione e per l’impegno nel trasformarla in un’esperienza concreta, viva e condivisa”.

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