A LECCO LA LINGUA ITALIANA DIALOGA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: PAROLE, MUSICA E CONFRONTO AL FESTIVAL TRECCANI
LECCO, 28 settembre 2026 – Dalle parole “orrende” all’intelligenza artificiale, dal valore del dialogo alle asimmetrie nelle relazioni, fino alla musica e al rapporto tra lingua italiana e creatività. È stata una giornata nel segno del confronto quella che ha chiuso ieri, domenica 27 settembre, la tappa lecchese del Festival Treccani della lingua italiana, arrivato quest’anno alla nona edizione. La manifestazione, dedicata al tema del dialogo, si è conclusa dopo tre giorni di incontri a Lecco.
A Palazzo delle Paure è andata in onda la puntata di “La lingua batte”, la trasmissione di Rai Radio 3 dedicata alla lingua italiana e ai suoi cambiamenti, condotta da Paolo Di Paolo. La diretta, prevista dalle 10.45 alle 11.50, ha riunito attorno al tema della parola alcuni dei protagonisti del Festival.
Le parole “orrende” e quelle che cambiano
A inaugurare il confronto sono stati Stefano Bartezzaghi, enigmista, giornalista e scrittore, e Andrea Moro, Accademico dei Lincei e professore di linguistica generale alla Scuola Normale Superiore di Pisa e alla IUSS di Pavia. Il punto di partenza è stato un gioco: quello delle “parole orrende”. Bartezzaghi ha spiegato di preferire l’osservazione all’esecrazione delle parole, salvo poi confessare alcune personali antipatie linguistiche. Tra queste “mi taccio”, definita ormai quasi epidemica, e “perfetto”. «Odio le parole che finiscono con “zazione”, ho già troppe z nel cognome», ha scherzato. Moro ha invece preso di mira l’uso sempre più esteso di “super”, che a suo giudizio finisce per impoverire la possibilità di costruire il superlativo. «Ho perfino sentito dire “super piove”. Un disastro», ha osservato, giocando poi con la trasformazione di parole come “insalata” in “insalatone” e quindi in “mini insalatone”.
Dal gioco linguistico la riflessione si è spostata su un tema molto più ampio: il rapporto tra linguaggio e dialogo. Moro ha ricordato come i bambini imparino tra i primi pronomi proprio “io” e “tu”, elementi fondamentali della comunicazione tra due persone. E ha proposto anche un gioco etimologico: «Il contrario di dialogo è diavolo: il primo unisce e il secondo divide».
L’intelligenza artificiale e i limiti della macchina
Il confronto non poteva non arrivare all’intelligenza artificiale e ai nuovi modelli linguistici.
Moro ha paragonato l’attuale trasformazione a quella provocata dalla stampa, raccontando di utilizzare personalmente l’AI, ma invitando a non dimenticare la dimensione economica che accompagna questa tecnologia. «La macchina non potrà mai dire “non lo so”», ha sottolineato, invitando a mantenere la propria umanità di fronte alla nuova tecnologia. Anche Bartezzaghi ha raccontato di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma non per fare enigmistica. Il motivo è nella capacità tutta umana di cogliere i doppi sensi e le sfumature legate anche all’inconscio. Moro ha raccontato a sua volta un esperimento. Ha sottoposto all’AI una battuta: «Che cosa fa un tricheco fuori dalla panetteria? Aspetta la focaccia». La risposta della macchina, ha raccontato, è stata una spiegazione letterale sul fatto che il tricheco sarebbe troppo grasso per mangiare la focaccia.
Un esempio che ha aperto una riflessione anche sul rapporto tra tecnologia e neurodivergenze, partendo proprio dalla difficoltà di comprendere i doppi sensi. «Perché non usare le macchine per capire meglio noi stessi e le neurodivergenze?», ha proposto Moro.
Patota e Della Valle: “Il dialogo fa sentire meno soli”
Del dialogo come strumento di collaborazione hanno parlato anche Giuseppe Patota e Valeria Della Valle, protagonisti di un lungo sodalizio professionale legato allo studio e alla divulgazione della lingua italiana. «Il dialogo fa sentire meno soli, lavorare in due è un conforto e una sicurezza. Che cosa succede poi? Che il lavoro si trasforma in un’avventura tra le parole», ha spiegato Della Valle.
Patota ha invece sottolineato il valore della collaborazione soprattutto nell’attività di divulgazione, intesa come condivisione del sapere con un pubblico il più ampio possibile.
Nel gioco delle “parole orrende” è stato coinvolto anche il pubblico presente a Palazzo delle Paure. Tra le espressioni segnalate sono comparse “sarò breve”, “assolutamente”, “senza se e senza ma”, “reimigrazione” e “a 360°”.
Quando il dialogo diventa asimmetrico
Il tema è stato affrontato da un’altra prospettiva da Claudia Bianchi, professoressa ordinaria di Filosofia del linguaggio all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha portato l’attenzione sulle situazioni in cui il dialogo non avviene tra interlocutori sullo stesso piano. La sua riflessione si è concentrata sulle asimmetrie del dialogo, cioè su quelle situazioni in cui una persona prevale sull’altra, anche all’interno di rapporti nei quali ci si aspetterebbe armonia. Per ridurre questa asimmetria, ha spiegato Bianchi, occorre «riconoscere la soggettività dell’altro, aver attenzione attiva e voler modificare la propria posizione di forza».
Un tema che riguarda anche la sfera dell’intimità, dove secondo la studiosa è necessario costruire una vera conversazione, senza ridurre tutto a un semplice sì o no e imparando fin dall’infanzia a riconoscere i propri confini e quelli degli altri.
Bianchi ha affrontato anche il tema dei discorsi d’odio sui social network: «Non sono solo parole, sono azioni», ha affermato, contestando anche l’idea secondo cui esisterebbero problemi più importanti da affrontare prima di occuparsi dell’hate speech.
Frau, tra Lecco, Dostoevskij e la lingua italiana
Spazio anche alla musica con Frau, cantautore cresciuto tra Cagliari e Lecco, che lega il proprio progetto artistico a musica, letteratura e scrittura narrativa. Centrale il rapporto con Le notti bianche di Dostoevskij, che, ha raccontato, gli ha fatto sentire «meno solo» e lo ha avvicinato a un mondo fatto di immaginazione e introspezione.
Protagonista dell’incontro “Le parole delle canzoni” insieme a Paolo Di Paolo, Frau ha raccontato anche la scelta di scrivere esclusivamente in italiano: «Ho sperimentato come la lingua italiana sia affascinante per gli stranieri». Tra le parole che più rappresentano il suo universo c’è “melanconia”, legata anche al suo rapporto con Lecco e con le giornate d’autunno.
Per il cantautore, però, alla sensibilità deve affiancarsi la disciplina: «Più ti eserciti più diventi bravo». E al centro resta il testo, perché «una canzone è tutto quel che ruota attorno a un messaggio». Fondamentale, infine, il rapporto con il pubblico: «Il dialogo con il pubblico è essenziale».
L’ultimo pomeriggio tra enigmistica, filosofia e linguistica
La giornata conclusiva del Festival è proseguita nel pomeriggio sempre a Palazzo delle Paure. Alle 16.30 Stefano Bartezzaghi e Paolo Di Paolo hanno presentato il volume “Enigmistica” di Treccani Libri nell’incontro “Enigmistica in tracce”.
Alle 17.30 è stato il turno di Claudia Bianchi con “Conversazioni asimmetriche: rifiuto e consenso”, dedicato alle dinamiche linguistiche e sociali del consenso e del rifiuto.
A chiudere la manifestazione, alle 18.30, è stato Andrea Moro con la lectio “Un pipistrello dagli occhi azzurri: Lucrezio, gli atomi e l’alfabeto”, un viaggio tra linguaggio e scienza per indagare i meccanismi profondi delle lingue umane. Gli appuntamenti del 27 settembre erano quelli previsti dal programma ufficiale della giornata conclusiva.
Con questi appuntamenti si è chiusa a Lecco la nona edizione del Festival Treccani della lingua italiana, che dal 25 al 27 settembre ha scelto il dialogo come parola-guida, declinandolo attraverso letteratura, filosofia, scienza, musica, diritto e linguistica.