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LECCO, FRANCO NEMBRINI INCONTRA GENITORI E INSEGNANTI: “I RAGAZZI SONO FUOCHI DA ACCENDERE”

LECCO, FRANCO NEMBRINI INCONTRA GENITORI E INSEGNANTI: “I RAGAZZI SONO FUOCHI DA ACCENDERE”

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LECCO, 12 ottobre 2026 – Al Cenacolo Francescano una serata dedicata al significato dell’educazione e alla responsabilità degli adulti nella crescita dei giovani. Al centro dell’incontro la fiducia, la misericordia e l’importanza di testimoniare, con la propria vita, che vale la pena affrontare le sfide dell’esistenza.

Educare non significa riempire i ragazzi di nozioni o proteggerli da ogni difficoltà, ma aiutarli a scoprire il valore della vita, accompagnandoli a riconoscere le proprie capacità e a coltivare desideri grandi. È il messaggio al centro dell’incontro «Fuochi da accendere, non vasi da riempire», che venerdì 9 ottobre ha portato Franco Nembrini al Cenacolo Francescano di Lecco, davanti a una platea di genitori e insegnanti.

Insegnante, educatore e divulgatore dell’opera di Dante Alighieri, in particolare della Divina Commedia, Nembrini è stato protagonista di una serata promossa dalla cooperativa sociale Nuova Scuola, realtà che riunisce la scuola primaria paritaria Pietro Scola, la secondaria di primo grado Massimiliano Kolbe, il liceo Leopardi e l’asilo nido Il Ritrovo.

A dialogare con lui è stata Paola Perossi, preside del liceo Leopardi, in un confronto dedicato alle sfide educative di oggi e al ruolo degli adulti nella formazione delle nuove generazioni.

Educare significa testimoniare che la vita è una cosa grande

Uno dei punti centrali della riflessione di Nembrini riguarda il modo in cui gli adulti guardano alla realtà e la raccontano ai più giovani. In un periodo storico complesso, il rischio è che ragazzi e adolescenti respirino soprattutto insoddisfazione, stanchezza e lamentela.

Ciò di cui hanno bisogno, al contrario, è incontrare adulti capaci di testimoniare concretamente che «la vita può essere una cosa grande» e che vale la pena viverla fino in fondo, accettandone anche le difficoltà.

In questa prospettiva, l’educatore non è semplicemente chi trasmette conoscenze, ma una persona che continua a imparare attraverso il rapporto con la realtà e con i ragazzi. Educare significa quindi mettersi in gioco, lasciarsi interrogare e riconoscere in ogni giovane una possibilità di bene, insieme al desiderio di felicità e di significato che accompagna la crescita.

Anche il compito dei genitori va oltre il dare la vita: significa comunicare, attraverso il proprio modo di viverla, che l’esistenza merita di essere affrontata con fiducia e passione.

Da qui il significato del titolo dell’incontro: «Non vasi da riempire ma fuochi da accendere». Per suscitare nei ragazzi il desiderio di qualcosa di grande, ha sottolineato Nembrini, è necessario che siano innanzitutto gli adulti a vivere con entusiasmo e autenticità, senza affidarsi soltanto a raccomandazioni e richiami.

La misericordia e la fiducia nelle capacità dei ragazzi

Un’altra parola chiave della serata è stata la misericordia. I giovani, ha spiegato Nembrini, hanno bisogno di sentirsi riconosciuti nel proprio valore e di sperimentare concretamente di essere amati.

Questo significa non identificare una persona con i suoi errori o con i suoi limiti, ma continuare a guardare alle sue possibilità di crescita. Uno sguardo che non rinuncia alla responsabilità educativa, ma che proprio dalla fiducia trae la forza di chiedere ai ragazzi di diventare grandi.

«Abbiate il coraggio di trattare i figli da persone grandi e allora diventeranno grandi. Se li trattate da bambini, resteranno bambini», è l’invito rivolto da Nembrini ai presenti.

Voler bene, in questa prospettiva, non significa eliminare ogni ostacolo o sostituirsi continuamente ai figli, anticipando ogni loro difficoltà. Significa piuttosto riconoscerli come persone capaci di affrontare le sfide, assumersi responsabilità e costruire progressivamente la propria autonomia.

Un atteggiamento che, secondo l’educatore, richiede innanzitutto un lavoro su se stessi: gli adulti sono chiamati a riscoprire il desiderio di una vita piena, senza accontentarsi di orizzonti troppo ristretti.

Genitori e insegnanti, una responsabilità condivisa

La riflessione emersa durante l’incontro ha evidenziato anche l’importanza di una comunità educante capace di sostenere il percorso di crescita dei giovani.

Genitori e insegnanti, pur con ruoli differenti, condividono infatti una responsabilità fondamentale: accompagnare i ragazzi nella scoperta di sé e del mondo, offrendo loro punti di riferimento credibili.

Il confronto tra adulti, la condivisione delle esperienze e la possibilità di affrontare insieme le difficoltà educative rappresentano strumenti preziosi per evitare che famiglie e scuola si trovino ad agire in solitudine.

La serata al Cenacolo Francescano ha così riportato al centro una domanda essenziale: che cosa possono fare gli adulti perché i giovani imparino a guardare alla vita con fiducia? La risposta proposta da Nembrini parte proprio dalla testimonianza quotidiana: prima ancora di spiegare ai ragazzi perché vivere sia importante, occorre mostrare loro, attraverso le proprie scelte e relazioni, che vale la pena farlo.

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