MEDICINA DEL LAVORO, IL NUOVO MODELLO DI CLINICA SAN MARTINO: PREVENZIONE E BENESSERE AL CENTRO
LECCO, 2 ottobre 2026 – La medicina del lavoro non è più soltanto una questione di idoneità alla mansione. Per le imprese diventa sempre più importante costruire percorsi di prevenzione, promuovere il benessere organizzativo e affrontare in modo strutturato l’invecchiamento della popolazione lavorativa. È questa la prospettiva al centro dell’incontro organizzato dalla Clinica San Martino di Malgrate, che mercoledì 30 settembre, nell’Auditorium Plinio Agostoni di Confindustria Lecco e Sondrio, ha presentato il proprio modello di medicina del lavoro davanti a oltre cinquanta imprenditori e manager.
Al centro della proposta c’è una collaborazione continuativa tra medico competente, azienda e lavoratori, con l’obiettivo di superare un approccio limitato alla sola sorveglianza sanitaria.
“La Medicina del Lavoro è cambiata radicalmente negli ultimi anni”, ha sottolineato Andrea Barison, responsabile dell’area Ambiente, Sicurezza e Sostenibilità di Confindustria Lecco e Sondrio. Tra le esigenze emergenti, Barison ha indicato il passaggio delle informazioni, l’attivazione di campagne di prevenzione e una gestione sempre più attenta dell’invecchiamento del personale. “La salute dei lavoratori rappresenta oggi un fattore strategico per la competitività delle imprese”, ha aggiunto.
Un servizio costruito sulle esigenze delle aziende
La Clinica San Martino ha scelto di interpretare questa evoluzione puntando su un servizio dedicato alla medicina del lavoro e pensato in particolare per le aziende di medie e grandi dimensioni.
“Molto spesso entravamo in contatto con pazienti che erano anche imprenditori e ci rappresentavano bisogni sempre più specifici anche dei loro collaboratori”, ha spiegato Alberto Pedretti, direttore generale della struttura di Malgrate. Da questa esperienza è nata l’idea di sviluppare “un percorso ad alta qualità, personalizzato e supportato da una struttura organizzativa completa”.
Il modello prevede assistenza continuativa, la presenza di un medico competente dedicato, supporto infermieristico e la possibilità di accedere alle competenze e ai servizi specialistici della struttura sanitaria. Un’impostazione che consente di affiancare alla sorveglianza sanitaria anche attività di prevenzione, diagnosi e riabilitazione.
A guidare l’unità di Medicina del Lavoro è Francesco Scordo, arrivato in Clinica San Martino nell’ottobre 2023 dopo l’esperienza nel reparto di Medicina del Lavoro dell’ospedale Manzoni di Lecco.
“Al mio arrivo in Clinica ho trovato un terreno estremamente fertile e una piena condivisione, da parte della Direzione, della visione di Medicina del Lavoro che avevo in mente”, ha raccontato Scordo. Da allora, ha spiegato, il servizio è stato progressivamente costruito e consolidato attorno a un principio: instaurare un rapporto diretto e continuativo tra il medico competente e l’azienda, basato sulla conoscenza concreta della realtà produttiva.
Il medico competente non solo come certificatore
Uno dei temi affrontati durante l’incontro riguarda il ruolo del medico competente, che secondo Scordo non dovrebbe limitarsi a “apporre un timbro” sull’idoneità lavorativa.
Per poter valutare correttamente l’idoneità, infatti, è necessario conoscere le mansioni, l’organizzazione e le caratteristiche specifiche dell’ambiente di lavoro. Anche le eventuali limitazioni devono essere concretamente applicabili e comprese dall’azienda e dal lavoratore.
“Una limitazione all’idoneità lavorativa deve avere un significato reale e applicabile in quella specifica realtà produttiva”, ha osservato Scordo, sottolineando l’importanza del confronto con preposti, dirigenti, RSPP e HR. Quando le limitazioni non sono concretamente compatibili con la mansione, secondo il responsabile dell’unità, è necessario valutare anche l’eventuale non idoneità alla mansione, evitando prescrizioni che rendano di fatto impossibile lo svolgimento del lavoro.
La presenza di una struttura sanitaria alle spalle consente inoltre di ampliare il rapporto con le imprese, integrando la sorveglianza sanitaria con servizi specialistici, diagnostici e riabilitativi e con programmi mirati di prevenzione e promozione della salute.
“Non vogliamo proporre lo stesso pacchetto a tutte le aziende: ogni popolazione lavorativa ha caratteristiche e bisogni differenti”, ha concluso Scordo. L’obiettivo è quindi costruire percorsi personalizzati, utilizzando le risorse della Clinica in funzione delle specifiche necessità dell’impresa.
L’esperienza di Galperti
Tra le aziende che hanno già sperimentato questo modello c’è Galperti di Gera Lario. Luigi Scalese, talent recruiter dello staff HR del gruppo metalmeccanico, ha raccontato una collaborazione avviata circa due anni fa e ormai consolidata.
“Abbiamo trovato un approccio innovativo, caratterizzato da una presenza costante e da un servizio costruito realmente sulle esigenze dell’impresa”, ha spiegato Scalese.
Tra gli aspetti evidenziati dall’azienda ci sono l’efficienza e la rapidità nella gestione delle visite preventive e periodiche. Ma la collaborazione si inserisce anche in una più ampia politica di welfare aziendale, sviluppata a partire dall’ascolto delle esigenze dei dipendenti.
Galperti ha introdotto, tra gli altri servizi, visite specialistiche e prestazioni radiologiche e odontoiatriche. Un percorso che, come ha sottolineato Scalese, è ancora in evoluzione e rappresenta una base sulla quale costruire ulteriori iniziative dedicate al benessere delle persone.
Dalla sorveglianza sanitaria al benessere organizzativo
Dall’incontro emerge quindi una trasformazione del ruolo della medicina del lavoro: dalla gestione degli adempimenti e della sorveglianza sanitaria a un modello più ampio, nel quale prevenzione, salute e welfare possono entrare nelle strategie delle organizzazioni.
Per le imprese, la sfida riguarda anche la capacità di accompagnare una forza lavoro sempre più diversificata per età e bisogni, integrando sicurezza, prevenzione e attenzione al benessere delle persone.
In questo scenario, il medico competente può diventare un interlocutore stabile dell’azienda, contribuendo a collegare la tutela della salute dei lavoratori con la conoscenza concreta dei processi produttivi e dell’organizzazione del lavoro.