LECCO 27 settembre 2025 – Ieri è stato inaugurato l’VIII edizione del Festival Treccani della lingua #leparolevalgono a Palazzo delle Paure. Il tema centrale di questa edizione è la parola “responsabilità”. “Responsabilità è un termine politico,- commenta il sindaco Mauro Gattinoni – perché ci mette in relazione con l’altro, in privato e in pubblico fino a divenire responsabilità inter e intra generazionale, se pensiamo a temi come la sostenibilità”.
Mario Romano Negri, presidente della Fondazione Treccani Cultura, ha ricordato l’impegno, la responsabilità della Fondazione nella diffusione della lettura e della cultura, sottolineando come il Festival, nato a Lecco, sia diventato un’importante realtà nazionale: “Nel 2025 si è svolto a Roma, Lecce, Gorizia, Cagliari e ora a Lecco – ha sottolineato – e ci sono già importanti appuntamenti anche per il prossimo anno”.
Simona Piazza, vicesindaco e assessore alla Cultura, ha ripercorso le tappe salienti della storia del festival, nato nell’alveo degli eventi dedicati a Manzoni e “da un’intuizione di Mario Romano Negri che si è trasformata in un atto di responsabilità”. Nel ringraziare il presidente della Fondazione per l’iniziativa e il sindaco per aver raccolto il testimone dell’amministrazione precedente che l’aveva vista nascere, ha sottolineato come ora il festival sia una “responsabilità collettiva” e ha dato appuntamento al prossimo anno “in una rinnovata Villa Manzoni”.
Dopo i saluti istituzionali, il filosofo Rocco Ronchi ha tenuto la prima “lectio” dei tre giorni di eventi e conferenze con un intervento dal titolo La responsabilità della libertà. Ripercorrendo le suggestioni di una scuola di pensiero filosofico che da Sant’Agostino attraversa il pensiero occidentale passando per Kierkegaard e Heidegger, ha collocato la responsabilità prima della libertà. “La responsabilità non discende dalla libertà, ma dal ‘Non poter non’ rispondere a un imperativo categorico, una legge morale di eco kantiano che indirizza l’azione. La coscienza della legge morale chiama in modo imperativo a fare. – ha spiegato – La prova empirica è per esempio nelle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Il loro linguaggio non è un linguaggio di libertà, quasi nessuno dice ‘ho scelto’; molti scrivono ‘davanti all’orrore non ho potuto non fare questa scelta’”. Un radicale cambio di paradigma rispetto al pensiero che ritiene l’uomo responsabile delle proprie azioni in quanto libero di scegliere: “Estremizzando, possiamo dire: il soggetto che basa le sue azioni sul primato della libertà non può che essere irresponsabile, perché non assoggetta la sua volontà a nulla, nemmeno alla realtà, nemmeno alle leggi fisiche o alla matematica”.
Il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, autore della scoperta dei neuroni specchio, ha poi catturato l’attenzione del pubblico che ha riempito la sala conferenze di Palazzo delle Paure raccontando come è avvenuta la scoperta, i quattro anni di sperimentazione prima dell’annuncio e la rilevanza di questi neuroni rispetto al concetto di empatia cognitiva, perché ci permettono di “capire dall’interno”, non solo di imitare, ma di cogliere le intenzioni, almeno nei soggetti neurotipici. “Sono una struttura antica, basica, presente in tutte le specie” ha chiarito. Un intervento che ha permesso di intuire le straordinarie potenzialità della scoperta dei neuroni specchio e l’affascinante cammino della sperimentazione scientifica.
Il festival si è poi spostato, dopo cena, nell’Auditorium della Casa dell’Economia, dove Cristina Faloci di Rai Radio3, autrice e produttrice di “La lingua Batte”, ha dialogato con il cantautore Daniele Silvestri in una serata intensa e ricca di emozioni, che ha permesso al pubblico di ripercorrere il suo percorso personale e professionale, attraverso le sue parole e le sue canzoni. “Credo che poche volte nella storia è stato così chiaro come oggi dove stanno le responsabilità. – ha esordito, riferendosi chiaramente a quanto sta avvenendo a Gaza e alla spedizione della Global Sumud Flotilla – La scelta di chi si è messo per mare per portare aiuti alla popolazione palestinese intende provocare un movimento di coscienza in tutti noi, prima ancora che nel mondo politico. Una chiamata alla responsabilità per chi finora ha voltato la testa di fronte al dramma che là si consuma. La Flotilla rappresenta il meglio di noi, il rimasuglio di una umanità che vuole preservare il nostro essere umani. Per questo comprendo solo in parte l’appello del Presidente Mattarella: lo comprendo come padre preoccupato per la sicurezza dei propri figli, ma non come capo dello Stato”.
Non solo impegno civile. Le canzoni di Daniele Silvestri, punta di diamante dei cantautori post-moderni, sono anche la testimonianza di un magistrale uso della parola e delle parole, che alterna giochi linguistici, allitterazioni e rime, che spazia dall’italiano al romanesco, che si misura con il rap, che fa uso del parlato/cantato. E la sua generosa performance di ieri sera – conclusa con “A bocca chiusa” – ha dato ampia testimonianza di un impegno di oltre trent’anni.