MONTE MARENZO il 22 Ottobre 2026 – Aveva 42 anni ed era affetto dalla nascita da distrofia muscolare di Duchenne. Con il padre Gerolamo e il coordinatore provinciale Renato Milani ha legato il suo nome alla maratona Telethon di Lecco: in 35 anni raccolti 6 milioni di euro, che hanno strappato alla malattia quasi 200 bambini.
La comunità di Monte Marenzo piange la scomparsa di Fabrizio Fontana, 42 anni, deceduto nelle scorse ore. Conosciuto ben oltre i confini del suo paese, Fabrizio era un volto familiare per chi segue le iniziative di Telethon in provincia di Lecco, dove ha dedicato la sua vita alla sensibilizzazione contro le malattie genetiche.
Fin dall’infanzia affetto da distrofia muscolare di Duchenne, ha trasformato la propria esperienza in una testimonianza concreta. Per anni è stato tra i protagonisti della maratona Telethon lecchese, contribuendo a renderla un punto di riferimento nazionale per capacità organizzativa e partecipazione. Il suo impegno lo ha portato a incontrare personalità di spicco, dal Papa Francesco alla campionessa olimpica Arianna Fontana, con cui ha posato per foto che hanno segnato la storia delle campagne benefiche locali.
Al suo fianco, in queste battaglie, c’erano sempre il padre Gerolamo, lo zio Angelo e il coordinatore provinciale Renato Milani. Fabrizio, grande tifoso del Milan e appassionato di musica, non ha mai rinunciato alla vita sociale, trasmettendo energia e fiducia a chi lo circondava.
La notizia della sua morte è stata comunicata dal padre Gerolamo, che guida anche la Uildm Lecco, l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare. «Fabrizio ci ha lasciato questa mattina, ora sta camminando nella luce, mano nella mano con la sua mamma, senza carrozzina e respiratore», ha scritto il genitore in un messaggio che ha suscitato profonda commozione tra amici, volontari e sostenitori della ricerca.
Milani: «35 anni di raccolta, quasi 200 bambini strappati alla morte certa»
È Renato Milani, presidente provinciale di Telethon, a legare il ricordo di Fabrizio al senso di un impegno che ha attraversato quasi quattro decenni. «Da 35 anni, perché questo nostro trentacinquesimo anno è stata la musa ispiratrice di tutto quello che si è creato — racconta —. All’inizio è stato fatto perché si voleva che ci fosse una speranza per lui, ma da tanti anni a questa parte sapevamo già che non c’era più niente da fare per lui. In qualche modo, però, si potevano salvare altri bambini».
«Adesso siamo arrivati al punto che, ovviamente, per questa malattia non c’è ancora una cura — prosegue Milani —. Ma nel frattempo, con i 6 milioni di euro che abbiamo raccolto a Lecco in questi 35 anni, quasi 200 bambini sono stati strappati da morte certa. Credo che questo sia il più grosso risultato che dobbiamo sottolineare: è la grande eredità di Fabrizio».
Il ricordo dei colleghi dell’ufficio comunicazione di ATS Brianza
Fabrizio lavorava anche nell’ufficio comunicazione di ATS Brianza, dove i colleghi lo ricordano con parole che parlano di quotidianità più che di malattia. «Anche quest’anno abbiamo festeggiato insieme il compleanno di Fabrizio. Aveva la febbre, ma non era voluto mancare. E noi eravamo in tanti, come sempre, perché quello era diventato un appuntamento a cui nessuno voleva rinunciare».
«Fabrizio amava festeggiare il suo compleanno — scrivono —. Per lui era davvero una festa, un’occasione per stare insieme. E forse proprio questo è uno degli insegnamenti più belli che ci lascia: amare la vita e dare valore alle cose semplici di ogni giorno». E ancora: «Abbiamo imparato che il lavoro è una cosa seria, importante, capace di dare significato alle nostre giornate. Lui non mancava mai, solo quando nevicava e arrivare da Monte Marenzo era difficile. Con il passare degli anni i compiti che gli venivano affidati erano diventati più semplici. Ma Fabrizio ci ha insegnato, con il suo esempio, che non è importante quanto grande sia il compito che ci viene assegnato, ma l’impegno, la cura e l’amore che mettiamo nel farlo».
«Prendersi cura di lui, accompagnarlo e aiutarlo quando ne aveva bisogno, per noi non è mai stato un peso. Era una gioia, perché Fabrizio sapeva restituire affetto con la sua presenza, con il sorriso, con il suo modo semplice di stare insieme agli altri. La vita è un dono e Fabrizio questo dono lo ha vissuto pienamente. Forse il modo più bello per ricordarlo sarà continuare a fare il nostro lavoro con quella serietà, quella passione e quella gioia che, senza bisogno di tante parole, ci ha insegnato».
Nelle ultime ore sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio da parte di ricercatori, medici e volontari del mondo Telethon. La sua storia resta legata indissolubilmente al territorio lecchese, dove il suo sorriso continuerà a rappresentare uno dei simboli più autentici dell’impegno a favore della ricerca e della solidarietà.
