INCENDIO SUL MOREGALLO, LA COMUNITÀ MONTANA: “SERVONO PREVENZIONE E GESTIONE DEL TERRITORIO”
LECCO, 21 agosto 2026 – L’incendio che ha interessato il Monte Moregallo riaccende l’attenzione sulla fragilità del territorio e sulla necessità di investire non soltanto nella gestione delle emergenze, ma soprattutto nella prevenzione. A fare il punto sulle caratteristiche dell’area interessata dalle fiamme e sulle conseguenze per il patrimonio forestale è Greta Valnegri, responsabile della Comunità Montana Lario Orientale e Valle San Martino per l’intervento legato all’incendio.
Tra gli elementi che hanno contribuito a caratterizzare l’incendio, spiega Valnegri, ci sono la concomitanza di temperature elevate, il periodo di siccità e la particolare morfologia del territorio. A livello forestale, una delle principali criticità è stata rappresentata dal periodo estivo, quando la vegetazione si trova in pieno stato vegetativo.
L’analisi della componente boschiva, effettuata sulla base dei dati del Piano di Indirizzo Forestale della Comunità Montana, evidenzia inoltre situazioni differenti lungo il versante del Moregallo.
Nella Valle delle Moregge, sul settore nord, il bosco si presenta particolarmente compatto e continuo. Proprio per questo, fin dalle prime fasi dell’incendio è stato intensificato l’impiego dei mezzi COAU, con l’obiettivo di contenere l’avanzata delle fiamme e proteggere una delle zone di maggiore valore ambientale e forestale del comprensorio.
Diversa la situazione nella zona soprastante il lago, nell’area delle cave, dove si alternano affioramenti rocciosi, superfici incolte e vegetazione discontinua. Qui il fuoco si è propagato molto rapidamente, favorito dalla morfologia del versante e dalla presenza di vegetazione facilmente infiammabile. In alcuni tratti l’incendio ha proceduto per autopropagazione, risultando difficilmente controllabile fino al raggiungimento della cresta.
Sul versante sud, verso Valmadrera, la superficie boscata interessata dall’incendio è invece più contenuta e maggiormente diradata rispetto a quella del versante nord. Le fiamme hanno colpito soprattutto il sottobosco, provocandone la completa combustione in diversi punti e causando fenomeni di scottatura alla base dei fusti di numerosi esemplari di rovere, carpino e betulla.
Ora l’attenzione si sposta sulla fase successiva all’emergenza. Secondo Valnegri sarà necessario procedere con il taglio e la rimozione delle piante schiantate o irrimediabilmente compromesse, prestando particolare attenzione alla stabilità dei versanti e alla sicurezza delle aree interessate.
Per stabilire con maggiore precisione l’entità dei danni alla componente arborea, però, bisognerà attendere la prossima stagione vegetativa, indicativamente nella primavera del 2027. Sarà infatti la ripresa vegetativa a permettere di distinguere con maggiore chiarezza gli alberi ancora vitali da quelli che non potranno essere recuperati.
L’incendio, sottolinea ancora la responsabile della Comunità Montana, mette in evidenza la necessità di fornire agli Enti Forestali strumenti concreti, risorse adeguate e una programmazione di medio-lungo periodo per la prevenzione degli incendi boschivi.
Un tema sul quale insiste anche il presidente della Comunità Montana, Antonio Rusconi, che richiama l’importanza della gestione complessiva della montagna.
“È fondamentale contrastare l’abbandono delle attività agro-silvo-pastorali”, sottolinea Rusconi, indicando come priorità il recupero di pascoli, prati e aree coltivate, insieme a politiche capaci di incentivare la presenza e la permanenza delle aziende agricole e dei pastori sul territorio.
Per Rusconi è inoltre necessario recuperare i sentieri che un tempo garantivano un accesso più capillare alla montagna e realizzare una rete di viabilità forestale adeguata, indispensabile per la gestione del patrimonio boschivo.
La lezione del Moregallo, dunque, va oltre la gestione dell’incendio. La manutenzione del territorio, il presidio agro-pastorale, la cura del bosco e il miglioramento dell’accessibilità alla montagna rappresentano, secondo la Comunità Montana, strumenti fondamentali per ridurre la vulnerabilità del territorio e contenere, nel lungo periodo, anche i costi e le difficoltà degli interventi di emergenza.