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LA UILM DEL LARIO: CONTINUIAMO A CRESCERE

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Lecco, 20 dicembre – “Il 2020 è stato un anno orribile: un virus divenuto pandemia ha devastato tante famiglie, una crisi che ha toccato l’economia e che lascerà per tanto tempo i segni e le conseguenze. Questa situazione vede un Paese ancor più in difficoltà per un quadro politico incerto e una politica lontana dal capire le esigenze del Paese reale e del mondo del lavoro, che necessita di leggi chiare e dignitose nei contenuti”.

Così Enrico Azzaro, segretario della Uilm del Lario, è intervenuto al direttivo del sindacato che si è riunito venerdì nello storico palazzo lecchese della Uil, in corso Martiri. Un momento di confronto (che si è tenuto in più fasi durante la mattinata e con gruppi ridotti di delegati, nel rispetto delle norme anti-Covid) per tracciare un bilancio di fine anno e per scambiarsi gli auguri prima delle festività natalizie. Un anno complicato dall’emergenza sanitaria che ha premiato il lavoro della Uilm nelle fabbriche: il sindacato dei metalmeccanici è infatti cresciuto arrivando a contare oggi 1700 iscritti, duecento in più rispetto all’anno precedente.

A LECCO
“Siamo cresciuti e siamo riconosciuti come vero interlocutore nella maggior parte delle imprese – ha sottolineato Azzaro – A Lecco la Uilm può vantare di essere il primo sindacato sia per voti che per numero di Rsu eletti nelle aziende dove si è votato. Da gennaio il sindacato di Lecco si è unificato a Como, dopo una lunga assenza, abbiamo dato a questa provincia rappresentanza e rappresentatività”.

OCCUPAZIONE
Nel comasco e lecchese, si contano circa 50 mila addetti della metalmeccanica ed è la più alta percentuale in Lombarda di imprese e lavoratori.

“Si è riusciti a contenere l’emorragia di perdita di posti di lavoro grazie all’intervento del sindacato confederale che ha convinto l’Esecutivo delle nostre ragioni – spiega il segretario Uilm – La logica confindustriale di Bonomi, che liberava le aziende dai vincoli, è stata bloccata”.

“Tuttavia marzo è dietro l’angolo e le imprese, quelle in difficoltà, non esiteranno a procedere a licenziamenti sia singoli che collettivi e quindi occorre riprendere la discussione con il Governo per ridisegnare il pacchetto degli ammortizzatori sociali, prevedendo senza tante alchimie due cose semplici: allungamento da 24 a 36 mesi della Naspi e importo almeno dell’80% dell’ultima retribuzione (come esiste negli altri paesi europei). Per finanziare questo ulteriore fondo – conclude Azzaro – le imprese dovranno farsi carico di un contributo addizionale e penso che si possa individuare la strada della Bilateraltà”.

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