LECCO il 31 agosto 2026 – Safe at Home – Sicuri a casa fa parte del programma di cooperazione Interreg Italia- Svizzera, sostenuto da Regione Lombardia nell’ambito delle politiche dedicate alle aree
interne di confine, insieme alle corrispondenti autorità svizzere.
Il progetto nasce da una visione innovativa della cura: non più affidata esclusivamente alle
grandi istituzioni ospedaliere, fondamentali per la gestione delle fasi acute, ma orientata alla
capacità di costruire reti di protezione attorno alle persone. Le difficoltà legate all’avanzare
dell’età, alle condizioni di fragilità e solitudine e alla presenza di patologie croniche diventano
così una sfida comunitaria, da affrontare attraverso la collaborazione tra servizi, professionisti e
territorio.
Per raggiungere questo obiettivo, nel territorio della provincia di Lecco hanno fatto squadra
Consorzio Consolida, impresa sociale capofila, la cooperativa di medici di medicina generale
COSMA, la cooperativa sociale L’Arcobaleno e l’associazione di volontariato AUSER. La
composizione dei partner evidenzia come la sicurezza a casa sia una responsabilità che unisce
competenze sanitarie e sociali e che richiede, allo stesso tempo, un forte coinvolgimento della
comunità.
L’attività del progetto è concentrata soprattutto in Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e
nell’alta Val San Martino, territori caratterizzati da una significativa presenza di popolazione
anziana, dalla distanza dai principali presidi sanitari e da problematiche legate all’isolamento e
alla solitudine. In queste aree, le distanze non si misurano soltanto in chilometri, ma anche, in
maniera più realistica, dal numero di curve per raggiungerle.
Nella pratica, il progetto prevede una presa in carico sociosanitaria di persone anziane in
condizioni di fragilità e solitudine, attraverso il coinvolgimento di personale infermieristico e
sociosanitario e l’utilizzo di strumenti di telemedicina, personalizzati in base alle esigenze del
singolo utente.
Le soluzioni sono differenti a seconda dei bisogni: dagli interventi di prevenzione primaria, con
check-up domiciliari effettuati dal personale infermieristico per chi vive in aree particolarmente
isolate, al telemonitoraggio di parametri clinici (come pressione arteriosa, frequenza
cardiaca e saturazione dell’ossigeno) per le persone con patologie croniche. Per chi vive in
condizioni di solitudine e necessità di un controllo in caso di caduta o malessere, è prevista
anche la telesorveglianza attraverso un bracciale intelligente dotato di diverse funzioni.
L’obiettivo è creare le condizioni per consentire alle persone di rimanere al proprio domicilio,
perché la casa può essere il miglior luogo di cura, riducendo il ricorso al pronto soccorso e ai
ricoveri quando non siano realmente necessari.
Attualmente il progetto coinvolge operativamente circa una dozzina di persone tra medici
coordinatori, infermieri e operatori sociali e interessa oltre 200 beneficiari, segnalati nella
maggior parte dei casi dai medici di medicina generale, che hanno partecipato attivamente al
progetto. Sono inoltre arrivate segnalazioni dalle amministrazioni comunali e candidature
spontanee raccolte durante una decina di incontri di presentazione organizzati anche nei
comuni più piccoli.
Il progetto si sviluppa oggi lungo tre principali aree di attività. La prima consiste nel mettere a
punto, sulla base dei risultati raccolti, le soluzioni tecnologiche più efficaci per le diverse
popolazioni di riferimento. La seconda riguarda la formazione e la definizione di procedure
condivise per favorire la collaborazione tra personale sanitario e sociosanitario, un aspetto
fondamentale che spesso viene sottovalutato. La terza, e forse più importante, è trasformare un
progetto sperimentale, destinato a concludersi nel giugno 2027, in un modello di sistema
sostenuto stabilmente dalle istituzioni.
A questo proposito, si sta lavorando con le amministrazioni comunali affinché l’esperienza
possa diventare una realtà strutturale, anche grazie ai dati e alle evidenze raccolte durante la
sperimentazione.
L’ambizione di Safe at Home è dimostrare che integrare il cuore del sociale con la precisione
del sanitario non solo è possibile, ma rappresenta una strada fondamentale per garantire
dignità, sicurezza e futuro alle nostre popolazioni anziane, soprattutto a quelle che vivono nelle
aree più remote.