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LECCO 24 novembre 2025 – In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, Appello per Lecco richiama l’attenzione su una criticità sempre più evidente: la distanza crescente tra il mondo reale e quello virtuale, in cui vivono soprattutto le nuove generazioni.
Viviamo in un’epoca in cui il confine tra reale e virtuale si è dilatato fino a sovrapporsi. I giovani, nati e cresciuti nella digitalizzazione, ricevono ogni giorno una quantità enorme di stimoli — ma spesso senza gli strumenti per comprenderli.
Il risultato? Una crescente “analfabetizzazione emotiva”, che genera fragilità, relazioni distorte e comportamenti a rischio.
Per questo oggi, più che mai, è urgente rimettere al centro l’educazione affettiva.
Educare all’affettività significa:
- sviluppare l’intelligenza emotiva;
- riconoscere e gestire le proprie emozioni;
- comprendere le conseguenze delle proprie azioni;
- condividere ciò che si prova;
- costruire relazioni equilibrate e rispettose, fondate su parità e inclusività.
È fondamentale educare bambini e adolescenti nella loro interezza: cognitivamente ed emotivamente, accompagnandoli nei cambiamenti fisici e interiori, offrendo spazi in cui fare domande e ricevere risposte adeguate.
Perché là fuori, sui social, informazioni distorte e stereotipi degradanti — soprattutto verso le donne — sono accessibili a tutti, fin troppo facilmente.
Non possiamo delegare tutto alle famiglie: in Italia affettività e sessualità sono ancora tabù e non tutti hanno gli strumenti per trattare questi temi.
I dati parlano chiaro:
- il 24% degli adolescenti ritiene la pornografia una rappresentazione realistica del sesso;
- il 47% cerca online informazioni su affettività e sessualità;
- meno di uno su due ha ricevuto educazione sessuale a scuola.
Ecco perché serve un percorso educativo strutturato e interdisciplinare, fin dall’infanzia, che aiuti ogni ragazza e ogni ragazzo a costruire la propria identità e relazioni rispettose e solidali.
Un percorso che permetta anche di riconoscere e prevenire situazioni di abuso e maltrattamento.
Si dice spesso che “prevenire è meglio che curare”.
Lo è ancora di più quando la cura arriva tardi… e quando davanti a un femminicidio non esiste cura possibile.