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FRAGOMELI E MAGNI CHIEDONO RISPOSTE SUL MANDIC

FRAGOMELI E MAGNI CHIEDONO RISPOSTE SUL MANDIC

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Merate, 10 ottobre 2023 –

“Di fronte alla nostra richiesta di interventi urgenti per porre un freno alla dismissione dei servizi erogati dal presidio ospedaliero San Leopoldo Mandic, alla chiusura parziale o integrale di interi reparti, al sottodimensionato e alle dimissioni di personale medico e infermieristico, Regione Lombardia si è trincerata dietro una difesa burocratica. Mancano risposte e quelle date stamattina sono inadeguate per gli oltre 120mila cittadini del meratese che sono costretti a ricorrere al privato per poter ottenere le cure necessarie in tempo dignitoso e che non trovano più risposte in quello che fino a pochi anni fa era un ospedale di riferimento per il territorio” lo ha dichiarato in Aula questa mattina il Consigliere regionale PD Gian Mario Fragomeli in replica all’intervento di Regione Lombardia sulla situazione dell’Ospedale Mandic di Merate.

“Stanno compromettendo il diritto alla salute per i cittadini e pensano di cavarsela con la solita lista di buoni propositi. Quando invece servirebbero impegni veri e investimenti, uniti a una diversa strategia operativa da parte della dirigenza. Perché – spiega il Consigliere Fragomeli – l’insoddisfazione del personale medico rispetto alla gestione del nosocomio meratese e lo scoraggiamento per l’assoluta mancanza di investimento che l’attuale direzione dell’ASST sta facendo per trattenere il personale sanitario, è avvalorata dai dati”.

“Per capirsi basta considerare le follie di questi giorni sulla chirurgia a Lecco dove le priorità sugli interventi vengono lasciate ai pazienti e solo uno su quattro, diversamente dalla programmazione, viene operato. Così come la scelta sbagliata di trasferire 15 infermiere puericultrici che gestivano il Nido del reparto di ostetricia e ginecologia – dopo che già il primario del punto nascita e il suo aiuto avevano lasciato il Mandic – invece di intervenire per consolidare il punto nascita di Merate che è già da tre anni è sotto gli standard previsti dalla normativa nazionale per mantenerlo attivo. Ancora, pensiamo al reparto di psichiatria, chiuso durante la pandemia Covid con il pretesto delle misure anti contagio, che non è mai stato riaperto in un momento in cui i cittadini con sofferenza mentale e comportamentale aumentano – specialmente tra i giovani – e la domanda di supporto al disagio è sempre maggiore. È diventata poi una prassi consolidata da parte della ASST quella di reclutare ex specialisti del nosocomio meratese – come ad esempio psichiatri, oculisti, anestesisti che hanno deciso di licenziarsi dopo anni di servizio da strutturati a causa dei turni massacranti e le poche soddisfazioni – che vengono poi riportati in corsia con contratti da gettonisti economicamente più vantaggiosi e con orari più flessibili. Infine le fughe dall’ospedale: alla fine di settembre ha lasciato la guida del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Mandic anche la primaria facente funzioni che ha rassegnato le dimissioni dall’ASST di cui era dipendente dal 2007, il primario di Ortopedia, che era da quattro anni alla guida del reparto di Traumatologia, ha optato per un ospedale privato e, dal 16 ottobre, lascerà il Mandic per approdare all’Ospedale di Vimercate anche uno gastroenterologo che ha operato per una ventina d’anni nel reparto di Endoscopia Digestiva del nosocomio meratese e, a detta della direzione, per sanzioni disciplinari ricevute. Nei prossimi giorni attiveremo flash mob, incontreremo sindaci, continueremo nella raccolta firme (oggi oltre 7000) per la difesa del Mandic e condivideremo una mozione da presentare in Consiglio. Così capiremo chi vuole realmente salvare l’ospedale di Merate” ha concluso Fragomeli.

MAGNI

Il Senatore della Repubblica Tino Magni ha presentato una interrogazione parlamentare sulle vicende dell’Asst Lecco e, in particolar modo, dell’Ospedale Mandic di Merate e del Manzoni di Lecco. Nel frattempo è stata fatta una petizione a favore dell’ospedale di Merate, che ha già raggiunto 10.000 firme, e sabato 14 ottobre sempre a Merate è stato organizzato un presidio.

«Ciò che sta avvenendo nel territorio lecchese riguarda ahimè tutta la regione ed è figlio di scelte politiche precise e di una riforma, quella fatta da Fontana e Moratti che, equiparando sostanzialmente sanità pubblica e privata, ha creato le premesse per questa emorragia di personale. – dichiara il senatore Tino Magni – in questo senso il silenzio sulle difficoltà che stanno vivendo gli ospedali di Merate e Lecco da parte di chi quella riforma l’ha votata e sostenuta è quantomeno sconcertante: cosa ne pensa il sottosegretario Piazza? Rimane sordo anche di fronte agli appelli di medici e infermieri che da soli stanno provando a garantire il diritto alla salute dei nostri concittadini?»

L’Ospedale Leopoldo Mandic di Merate – presidio sanitario fondamentale per il territorio, facente parte dell’ASST di Lecco – ha registrato, negli ultimi anni, una riduzione di posti letto e attività in sala operatoria, situazione aggravatasi anche con l’emergenza e la gestione del Covid-19 che, ad esempio, ha portato, dopo le dimissioni del Primario, alla chiusura della Chirurgia pediatrica e del reparto di Psichiatria, ad una media di ricoverati molto bassa nel relativo reparto di cura.

Il reparto di Ortopedia – il cui medico primario si è dimesso – e quello di Otorinolaringoiatria sono stati accorpati ai posti letto della degenza comune di Chirurgia e Ginecologia con la perdita di altri 27 posti letto. Il Pronto Soccorso funziona in gran parte con personale medico cd. “a gettone” (sono strutturati solo due medici a tempo pieno ed un part-time).

La mancanza di anestesisti ha ridotto di più del 50% le attività delle sale operatorie, allungando le liste di attesa. Ad esempio, è necessario oltre un anno di attesa per un intervento di protesi al ginocchio, mentre gli interventi di cataratta – che, prima del Covid-19, si attestavano su 50 circa al mese- ora sarebbero circa 5.

La maternità è passata da oltre 1500 parti all’anno a meno di 500 negli ultimi tre anni, mettendo a rischio il punto nascite. È stata chiusa, per ragioni legate al Covid-19, una sezione di medicina generale pari a circa 35 posti letto che, nonostante la cessazione dell’emergenza pandemica, non è stata mai riaperta.

Dal 2015 non è stato nominato un Direttore di Presidio, mancanza che determina un forte isolamento della struttura, e che fa ricadere sul personale tutte le azioni necessarie per garantire continuità e un servizio di qualità alla cittadinanza.

Negli ultimi giorni, si sarebbero dimessi il gastroenterologo, il responsabile della struttura semplice, nonché la ginecologa, facente funzioni di primario. Situazioni simili si registrerebbero in molti ospedali del territorio regionale lombardo, tanto da far pensare ad un deficit di governance e di indirizzo politico, anche causati dalla recente riforma regionale L. 22/21 che, all’articolo 1, prevede “equivalenza e integrazione dell’offerta sanitaria e socio sanitaria delle strutture pubbliche e delle strutture priva-te accreditate”.

Anche l’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco non versa in uno stato migliore, considerato che, da giugno, dal reparto oculistica, si son dimessi quattro specialisti su cinque, tra cui l’ex primario. La direttrice facenti funzioni delle professioni sanitarie, pur non avendo abbandonato l’incarico, non accetta più altri incarichi dirigenziali.

Inoltre, da giugno avrebbero avuto luogo più di un centinaio di dimissioni da parte del personale infermieristico.

Nell’interrogazione, il senatore Tino Magni chiede al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministro dell’Ambiente chiede:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione nella quale versa l’Asst Lecco e dei conseguenti disagi arrecati ai cittadini della zona che necessitano di cure;

se intenda assumere iniziative, e quali, per migliorare le condizioni di lavoro del personale sanita-rio e dei dirigenti dell’intera ASST, e se non ritenga, in particolare, di aumentare gli investimenti nelle strutture illustrate, evitando la dismissione delle stesse, in quanto fondamentali presidi sani-tari per l’intera provincia;

se sia previsto un controllo sulla congruenza e la qualità di tutti i servizi esternalizzati al fine di erogare l’assistenza ospedaliera in modo appropriato e rispondente al diritto alla salute dei pazien-ti;

se non ritenga che la prassi dei professionisti cd. “a gettone” possa costituire la causa della scarsa qualità del servizio, nonché dell’abbandono di molti primari o responsabili di aree.

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