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PIETRO ACERBONI RACCONTA LA VECCHIA MORNICO CON UN LIBRO

PIETRO ACERBONI RACCONTA LA VECCHIA MORNICO CON UN LIBRO

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Bellano, 22 giugno 2023 – Un diario, un racconto personale e comunitario, uno spaccato della vita in montagna: “Eccomi. Crescete con me” di Pietro Andrea Acerboni -già sindaco di Vendrogno- è tutto questo. È un piccolo libro uscito nei mesi scorsi, ricco di ricordi, che l’autore ha voluto fermare per non perdere la memoria di quanto è stato, di che cosa abbia rappresentato il cambiamento avvenuto sul territorio nella seconda metà del secolo scorso. Acerboni è nato a Mornico, un grumo di case a mille metri di quota, sopra Vendrogno, oggi nel comune di Bellano, nel 1953. Ancora oggi vive nel paese natale, per scelta. Il libro racconta i primi ventiquattro anni di vita di Pietro Andrea – che fu anche primo cittadino di Vendrogno – e permette di compiere un tuffo nel passato, nei modi di vivere che sembrano lontanissimi, nelle tradizioni, nelle consuetudini di un tempo che la penna vivace dell’autore ci restituisce.

Erano anni di transizione, ma la vita in montagna, in Muggiasca, seguiva ancora ritmi lenti, legati alla stagionalità, alle esigenze degli animali. C’era chi lavorava come manovale a Lecco e lasciava il paese per tutta la settimana; le donne si occupavano degli animali e della campagna, i bambini crescevano in simbiosi con la natura circostante e riuscivano a trovare fonti di divertimento e di svago in maniera semplice e ingegnosa. Erano notevoli quelli che per noi, oggi, appaiono come disagi, ma che allora erano visti e vissuti come parte integrante della quotidianità. Già per frequentare l’asilo, a Vendrogno, l’autore si dovette spostare a casa dei nonni, per esempio, perché era impossibile raggiungere la scuola ogni giorno, percorrendo le mulattiere. “La vita dei bambini – scrive Acerboni – andava di pari passo con il mondo adulto dei contadini. Nell’ottanta per cento dei casi, appena svezzati, ti davano un compito e di questo ero fiero: alla sera portavo il brentin (contenitore a spalla per il latte) al Ronco o a Pianca, a tre quarti d’ora sotto il paese, attraverso stradine impervie, per raccogliere il latte da portare in latteria”.

Le giornate invernali, caratterizzate spesso dalle nevicate, fornivano l’occasione per compiere lavori di ristrutturazione, per costruire attrezzi, ma anche per realizzare le slitte per i bambini.

Il racconto della vita di Acerboni nella Muggiasca degli anni Cinquanta e Sessanta permette al lettore di calarsi in un mondo quasi scomparso. Attorno a Mornico erano campi coltivati, i bovini pascolavano, i boschi erano una fonte di ricchezze e venivano seguiti e mantenuti. I collegamenti con Vendrogno non erano semplici, mancando una carrozzabile; nelle abitazioni un solo locale era riscaldato con una stufa, si incominciavano a costruire i primi servizi igienici all’interno delle case. Comparivano a Vendrogno le prime televisioni; qualche auto, alcuni camion e qualche moto percorrevano le strade. Era un mondo sul ciglio di un enorme cambiamento.

I bambini di Mornico, come ricorda l’autore, frequentavano le elementari in una scuoletta con una pluriclasse, posta a metà strada tra la loro frazione e quella di Sanico. A Vendrogno era poi attivo il collegio Giglio, gestito dai salesiani che l’autore frequentò a partire dai 9 anni. Si tratta di una istituzione importante per la valle che ha formato decine e decine di ragazzi.

Per un giovinetto di Mornico non era semplice proseguire gli studi; era necessario emigrare, restare lontano dalla famiglia e dagli amici, prendere un treno e raggiungere Lecco, Colico, Milano, oppure Sondrio come accadde proprio a Pietro Andrea.

Era un mondo in bilico, appunto. Nel giro di pochi anni i collegamenti migliorarono, accanto a lavori tradizionali (contadini, allevatori, lavoratori itineranti e stagionali) furono possibili altre scelte occupazionali. I ragazzi che terminavano le scuole dell’obbligo si spostavano per lavorare nelle numerose fabbriche della Valsassina oppure sul lago e molti di loro decisero di non fermarsi a Mornico. “Rimasero – scrive Acerboni – solo gli anziani e qualcuno, come il sottoscritto, che lottò per non abbandonare un posto così bello ma scomodo”.

Quella di Acerboni fu una scelta di vita, condivisa con la futura moglie, originaria del piccolo paese montano, ma trasferitasi nelle vicinanze di Lecco. Una scelta non semplice da sostenere nel corso degli anni, ma compiuta con consapevolezza.

Il pregio di questo libro è di raccontare con vivacità la quotidianità aspra, ma densa di legami e di valori, facendo conoscere al lettore anche i nomi dialettali delle attività, degli attrezzi, degli animali, delle località che, altrimenti, andrebbero perduti. Il pregio è anche quello di gettare luce su una realtà spesso dimenticata e forse non abbastanza valorizzata che è quella della montagna, vissuta e abitata, con tenacia e con passione che i gitanti e gli escursionisti forse faticano a cogliere, ma importante sia per la tutela del territorio che per la conservazione delle tradizioni.

Nei prossimi mesi estivi il libro “Eccomi. Crescete con me!” sarà presentato in varie località valsassinesi.

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