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SABATO 29 OTTOBRE LA SERATA FINALE DEL PREMIO AL ROMANZO STORICO 2022

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Sabato 29 ottobre si terrà l’attesa serata finale dell’edizione 2022 del Premio Letterario Manzoni – Città di Lecco al Romanzo Storico, organizzato da 50&Più Lecco. L’appuntamento è fissato per le ore 21 presso l’auditorium della Casa dell’Economia di Lecco in via Tonale.

 

A contendersi il successo finale della diciottesima edizione saranno Alessandro Bertante con “Mordi e fuggi” (Baldini & Castoldi), Pino Cacucci con “L’elbano errante” (Mondadori) e Paolo Colagrande con “Salvarsi a vanvera” (Einaudi), che sono stati scelti dalla Giuria Tecnica del Premio, guidata dal presidente Ermanno Paccagnini.

 

Bertante, Cacucci e Colagrande saranno i protagonisti della serata: presenti sul palco dell’auditorium, risponderanno alle domande e attenderanno, insieme al pubblico, lo spoglio delle schede che contengono i voti espressi dai 115 lettori (scelti grazie alla collaborazione delle librerie Cattaneo, Libraccio, Libreria Volante e Parole nel Tempo di Lecco, Aquilario di Mandello Perego Libri di Barzanò, La Torre di Merate e delle biblioteche di Airuno, Costa Masnaga, Lomagna, Osnago e Valmadrera) che compongono la Giuria Popolare.

 

Al termine del conteggio dei voti – che si terrà alla presenza del notaio Federica Croce – verrà proclamato il vincitore dell’edizione 2022. La serata finale del 29 ottobre è a ingresso libero fino ad esaurimento posti: è possibile prenotarsi sul sito www.leggermente.com.

 

 

Il Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni – Città di Lecco è organizzato dall’Associazione 50&Più, in collaborazione con Assocultura Confcommercio Lecco, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani e il Comune di Lecco, con il contributo di Acinque (main sponsor) e della Camera di Commercio di Como-Lecco.

 

 

I finalisti
– “Mordi e fuggi”, Alessandro Bertante
Milano, 1969. Università occupate, cortei, tensioni nelle fabbriche. Alberto Boscolo ha vent’anni, viene da una famiglia normale, né ricca né povera, è iscritto alla Statale ma vuole di più. Vuole realizzare un proprio progetto politico. Deluso dall’inconcludenza del Movimento Studentesco, si avvicina a quello che di lì a poco sarà il nucleo delle Brigate Rosse. I mesi passano, Alberto partecipa alle azioni dimostrative, alle rapine di autofinanziamento e al primo attentato incendiario, ma il suo senso di insoddisfazione non si placa. Vuole agire sul serio. Alessandro Bertante dà vita a una vicenda umana tumultuosa e vibrante, nella quale scorrono i fatti cruciali che innescheranno la tragica stagione degli anni di piombo. Un romanzo duro e avvincente, dal ritmo serrato e incalzante, che non cerca facili risposte, ma che apre nuove domande su uno dei periodi più drammatici della recente storia italiana.

 

 

– “L’elbano errante”, Pino Cacucci
Isola d’Elba, 1544. I corsari turchi, al comando di Khayr al-Din detto Barbarossa, sbarcano nottetempo su una spiaggia accanto a Longone – l’odierna Porto Azzurro – dove Lucero e sua sorella Angiolina si preparano alla pesca dei calamari. Lucero viene ferito, Angiolina rapita. Lucero, guidato da un indomabile sentimento di vendetta, si trasforma – anche grazie all’incontro con il capitano Rodrigo, compagno e mentore – in un “duellante imbattibile” e in un soldato di ventura. Angiolina entra nel talamo del Signore di Algeri: cambia nome in Aisha, dà un figlio al sovrano della città-stato corsara, e ne diventa la Favorita. Pino Cacucci mette in moto una grande macchina narrativa che macina peripezie, storia, poesia, navi, armi e sentimenti, dipingendo un complesso affresco. Come non mai si avverte la gioia sensuale del racconto, l’avvicendarsi maestoso di fantasia e realtà, di voci e personaggi.

 

 

– “Salvarsi a vanvera”, di Paolo Colagrande
Autunno 1943. Secondo un’antica maledizione – inventata di sana pianta e venduta al comando tedesco come leggenda popolare – nelle viscere di una miniera di carbone sulla sponda del Rio Fogazza si nasconderebbe la Salamandra Ignifera Gigante Cinese, capace di folgorare a vista qualsiasi forestiero si avvicini. Per Aride Mestolari la scoperta casuale del giacimento è l’unica speranza di salvare se stesso e la sua famiglia. E così, mettendo insieme una squadra di persone altrimenti destinate a fine certa – una professoressa di liceo, un suonatore di clavicembalo, un fattorino e un numero imprecisato di irregolari che dal giorno alla notte si cuciono addosso il titolo di geologo, minatore, fuochista, carpentiere o artificiere – Aride comincia a vendere carbone alle milizie, tenendole ben lontane dalla miniera con lo spauracchio della vampa infuocata. Con uno sguardo perennemente distratto eppure traboccante di verità, Paolo Colagrande apre un varco nella Storia. Un romanzo miracoloso, divertentissimo e palpitante, sulla fiducia nell’ingegno umano e sul potere salvifico delle parole.

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